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Fondazione Friuli, subito la voglia di dare del tu al nuovo mondo

Intervista al presidente Giuseppe Morandini: "Tutta la società che deve ora rimboccarsi le maniche"

Fondazione Friuli, subito la voglia di dare del tu al nuovo mondo

E' il momento del ‘fare’, con la stessa velocità operativa, creatività e dedizione all’interesse collettivo che dimostrano ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, le centinaia di realtà sociali sostenute dalla Fondazione Friuli. La ‘fondazione’ dei friulani per antonomasia che rappresenta, essa stessa, un patrimonio comune che, proprio in questo delicato momento sotto l’aspetto economico e sociale, non solo non arretra il proprio impegno, ma è pronta a premere l’acceleratore. Come dovrebbero fare tutti, a partire dalla burocrazia, in tutti i suoi meandri. È questo il richiamo del presidente Giuseppe Morandini a nome di tutto il consiglio direttivo.
Pandemia: se l’aspettava che finiva così? “Chi avrebbe mai immaginato che sarebbe potuto succedere qualcosa capace di fermare il mondo…. Stiamo affrontando una prova drammatica alla quale dobbiamo rispondere con la vecchia, ma sempre valida, medicina: rimboccarsi le maniche, tutti assieme, via i personalismi e magari qualcuno che sappia mettere in quarantena la burocrazia per un bel periodo”.
Come ha visto reagire la comunità friulana? “Quando c’è da ricostruire, i friulani non sono secondi a nessuno e ogni volta sanno aggiungere valore a ciò che fanno non solo in termini economici, ma anche sociali, culturali e morali. In questa tornata, l’impresa è ancor più ardua perché serve una risposta globale, uno sguardo lungo e soprattutto una grande, grandissima unità”.
E le istituzioni pubbliche come si sono comportate? “Ritengo che a livello regionale la gestione dell’emergenza sia stata condotta in modo convincente. Ora, però, si tratta di proseguire il cammino diventando protagonisti della ripartenza innanzitutto economica, che rappresenta il primo irrinunciabile passo verso una nuova normalità. Nelle fasi critiche della pandemia ha abbastanza deluso, invece, l’Europa e non ci resta che augurarci sappia recuperare in fretta e con efficacia nella fase di rilancio”.
Che segnali stanno arrivando ora alla Fondazione Friuli dai diversi fronti in cui è impegnata, in particolare welfare, istruzione, cultura? “La voglia di progettare e fare non è mai venuta meno alle associazioni, agli enti e alle istituzioni con le quali collaboriamo incessantemente, qualsiasi sia il loro campo di attività. Questo perché il pensiero è stato rivolto, fin dalle prime battute del contagio, alla ripartenza. In tutti i bandi indetti dalla Fondazione nel 2020 abbiamo registrato il record di richieste che, però, non è legato tanto a situazioni di necessità derivanti dal contesto, quanto invece alla voglia di interpretare e dare subito del tu al ‘nuovo mondo’”.
Questo porterà a un cambiamento della vostra strategia di azione? “Credo che il carattere distintivo della nostra attività sia rappresentato dalla continuità nel lungo periodo. Il rappresentare, per quello che possiamo, un approdo sicuro per chi opera nel sociale, nella cultura, nella formazione, nel terzo settore: gli oltre 450 interventi all’anno nelle provincie di Udine e Pordenone, realizzati con semplicità e tempestività, rappresentano un volano stimolante capace di richiamare l’interesse convinto di tanti generosi partner locali che condividono l’importanza dei progetti sostenuti”.
Che cosa rappresenta oggi per i friulani la ‘loro’ Fondazione? “Casa loro! Ospitiamo nelle nostre sale decine di iniziative promosse dalle comunità dove operiamo e vedere così tante persone che frequentano quotidianamente la sede ci fa sentire quanto forte batta il cuore di chi con passione e generosità si dedica quotidianamente all’interesse collettivo. Da ogni iniziativa c’è sempre molto da imparare e il rapporto diretto, personale, con gli interlocutori della Fondazione è un riferimento al quale non verremo mai meno”.
Come si riesce a gestire il policentrismo del Friuli, da cui nasce spesso un confitto tra territorio che fa perdere opportunità storiche? “Il vero patrimonio sul quale abbiamo la fortuna di lavorare è costituito dai tanti progetti che riceviamo dai territori che seguiamo e ciò che esprimono rappresenta il riferimento principale del nostro agire. La qualità e i contenuti delle proposte indirizzano i nostri interventi e favoriscono una sana e costruttiva competizione che rafforza i rapporti con i territori”.
Oggi cosa possiamo utilizzare in Friuli per rafforzare la coesione sociale? "L’identità friulana può essere utile? “Utilissima purché nella versione 2.0! Prendo a prestito questa definizione che mi piace molto perché riassume sia il gigantesco valore che rappresenta per le nostre comunità l’identità storica sia la necessità di apertura, ampliamento, aggiornamento dell’interpretazione: un’identità capace di fare la differenza in ogni contesto”.
Da anni si parla di mancanza o debolezza della classe dirigente; ma non è che sia invece colpa della base che la dovrebbe esprimere? “C’è un’unica risposta concreta possibile: formazione. La Fondazione Friuli da sempre dedica parecchia attenzione al tema e oggi lo affronta in termini di filiera formativa, investendo su tutto il percorso scolastico dei nostri ragazzi, contribuendo a costruire un collegamento sempre più stretto fa esigenze del mondo reale lavorativo e didattica, consentendo programmazione e soddisfacimento delle necessità. Seguiamo con grande interesse e attenzione lo sforzo che sta facendo l’Università del Friuli nel promuovere l’insegnamento delle competenze trasversali, fondamentali per affrontare le complessità odierne e quindi, anche, ottima base per la formazione di una classe dirigente competitiva”.
Che cosa manca all’Università di Udine per essere veramente motore dello sviluppo del Friuli? “Non dimenticare mai l’acceleratore!”
Teme nei prossimi anni una nuova fuga dei giovani verso l’estero? “Credo che l’andata non debba preoccuparci più di tanto: un periodo formativo all’estero è ormai obbligatorio. È il rientro dei giovani che ci deve trovare responsabilmente presenti impegnandoci a creare quelle condizioni che consentano di riportare qui le esperienze maturate, creando quell’ambiente attrattivo che da solo può garantire la competitività di un territorio”.

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