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Assolto Veapi, non reclutava terroristi per l'Isis

La sentenza della Corte d’Appello di Venezia. A giugno l’uomo era stato scarcerato dal penitenziario di Sassari ed era tornato a vivere con la famiglia ad Azzano Decimo

Assolto Veapi, non reclutava terroristi per l'Isis

Non reclutava terroristi e per questo Ajhan Veapi è stato assolto nel processo d’appello bis svolto al Tribunale di Venezia. Potrebbe essere questa la fine di un incubo per il 41enne cittadino macedone residente ad Azzano Decimo, e già consigliere del centro islamico di Pordenone, che era stato arrestato dai carabinieri del Ros a Mestre tre anni fa con l’accusa di reclutare combattenti per l’Isis.

Veapi inizialmente era stato condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione, ma poi la Cassazione aveva annullato la sentenza per mancanza di motivazione. In attesa del nuovo processo, difeso dall’avvocato di Treviso Stefano Pietrobon, a fine giugno l’uomo era stato scarcerato dal penitenziario di Sassari ed era tornato a vivere con la famiglia ad Azzano, pur con obbligo di firma e dimora.

Un ritorno accolto dagli azzanesi in maniera contrastante: per qualcuno poteva creare qualche timore, per altri non c’erano pregiudizi. Ora la sentenza della Corte d’Appello di Venezia lo ha assolto, per non aver commesso il fatto.

L’accusa della Procura di Venezia era quella di aver contribuito al reclutamento di due combattenti per l’Isis, sull’asse Friuli-Veneto, in particolare interfacciandosi con Bilal Bosnic, imam arrestato in Bosnia nel 2014 e ritenuto uno dei maggiori reclutatori di combattenti per conto di Al Baghdadi, il capo dello Stato Islamico.

Veapi aveva portato Bosnic a Pordenone nel 2013 per una conferenza al centro islamico, ma ha sempre negato di sapere che l’imam fosse coinvolto nel reclutamento di uomini per l’Isis e di aver contribuito in qualche modo all’arruolamento dei due aspiranti martiri partiti per la Siria.

Le indagini erano iniziate alla fine del 2013, dopo la partenza di alcuni bosniaci verso le zone di conflitto dove opera l'Isis. Tra questi Ismar Mesinovic, che aveva portato con sè anche il figlioletto di due anni, e Umar Baig, entrambi partiti dal Veneto e morti sul campo poco dopo il loro arruolamento, oltre a un altro connazionale, che ha combattuto in Siria con funzioni logistiche.

A maggio 2014, il Ros aveva eseguito a Corva di Azzano un decreto di espulsione a carico di un altro macedone, Arslan Osmanoski, trovato in possesso di materiale di stampo jihadista e collegato a Veapi. La Procura potrebbe fare ricorso, ma è un via improbabile secondo il legale di Veapi. Il caso aveva anche scosso al politica perché aveva incassato un sussidio dalla regione, ai tempi della giunta Serracchiani, attaccata dal centrodestra.

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