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L'abbraccio di Trieste dopo la morte dei due poliziotti

In tantissimi hanno partecipato alla messa e poi alla fiaccolata davanti alla Questura, dove sono stati uccisi Pierluigi Rotta e Matteo Demenego

L'abbraccio di Trieste dopo la morte dei due poliziotti

Mentre continuano le indagini per chiarire gli ultimi dettagli della sparatoria in Questura, Trieste si è stretta attorno alle famiglie e ai colleghi di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due poliziotti uccisi a colpi di pistola venerdì pomeriggio, intorno alle 17, proprio negli uffici di via Tor Bandena.

Sabato è stato il giorno del lutto e del dolore. La città si è fermata per rispetto nei confronti dei due servitori dello Stato che hanno perso la vita. Il commosso omaggio è iniziato fin dal primo mattino, con i fiori, le candele e i messaggi che molti cittadini hanno voluto lasciare davanti all'ingresso della Questura.

A ora di pranzo un altro toccante omaggio si è svolto sempre davanti alla Questura. Tutte le forze dell'ordine - Carabinieri, vigili del fuoco, guardia di Finanza e vigili urbani - sono giunti in silenzio e hanno schierato le auto di ordinanza. Ad attenderli il personale della Polizia di Trieste schierato per il saluto militare e il Questore Giuseppe Petronzi che si è commosso. Moltissimi anche i cittadini che hanno voluto essere presenti a questo silenzioso gesto di vicinanza, che si è poi rotto con le sirene dei vari mezzi e un lungo applauso.

Bandiere a mezz'asta su tutti gli edifici pubblici e serrande abbassate dalle 12 alle 12.30 negli esercizi commerciali.

In serata, poi, è proseguito l'abbraccio della città. In una Chiesa della Beata Vergine del Rosario gremita è stata celebrata la messa in suffragio dei due poliziotti. A seguire, è stata indetta una fiaccolata per ricordare Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. La celebrazione è stata officiata da monsignor Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste, che ha pronunciato una toccante omelia, esprimendo il dolore dell'intera città. Tra le tante persone presenti, anche molte autorità, dal ministro Stefano Patuanelli, al vicepresidente della Camera Ettore Rosato, passando per il governatore Massimiliano Fedriga e il sindaco Roberto Dipiazza, oltre a molti altri esponenti politici locali. In chiesa anche i parenti e gli amici di Pierluigi e Matteo, oltre ai colleghi della Polizia di Stato.

"Questa Santa Messa - ha ricordato Crepaldi - doveva essere celebrata per la festa patronale della Madonna del Rosario, ma ora è diventata una Messa di suffragio per gli agenti di polizia Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, uccisi, qui vicino, nella sede della Questura della nostra Città, mentre, con impegno e responsabilità, stavano svolgendo il loro dovere di garantire il bene prezioso di una convivenza ordinata e giusta. Una Messa che, tramite la nostra preghiera, vuole e deve essere un atto di affidamento al Padre celeste di Matteo e di Pierluigi, ai quali è stata tolta la vita da un’insensata follia omicida, che ha lasciato tutti increduli e sbigottiti".

"E il dolore, che questa Città di Trieste conosce da sempre per averlo provato tante volte lungo la sua storia, è ricomparso, acuto e lancinante, a pesare sul cuore di tutti, per la perdita di due giovani promettenti ai quali è stato rovinosamente rubato il futuro. È soprattutto il dolore dei familiari, qui presenti a questa celebrazione, che con questi figli amatissimi e cari avevano coltivato sogni e speranze; è il dolore del Sig. Questore e di tutti i colleghi di Matteo e Pierluigi che con loro avevano condiviso progetti, fatiche e paure; è il dolore di tutta la Città di Trieste che si ritrova ributtata dentro un quadro di orrore che pensava definitivamente collocato alle sue spalle; è il dolore della Chiesa di Trieste che chiede al suo Signore di salvarci e di liberarci dal male".

"A questo nostro dolore, carico di domande e povero di risposte, voglio aggiungere il dolore di Dio, quel Dio che, per amore nostro, fu ucciso, in un susseguirsi vorticoso di vessazioni durissime, su di una croce. È il dolore del Dio Crocifisso, è il dolore dell’Amore, è il dolore di chi ha dato tutto se stesso fino al dono della vita. Al dono della sua vita uniamo il dono della vita di Matteo e Pierluigi, al suo dolore uniamo il nostro dolore. Alla fine, fratelli e sorelle, sarà il dolore di Dio la fonte di ogni nostra vera consolazione; sarà il suo dolore unito al nostro la forza che ci permetterà di vincere ogni disperazione; sarà il Crocifisso che porterà pace nei nostri cuori feriti e in rivolta, consentendoci di andare avanti, perché il Dio Crocifisso è Risorto ed ha vinto il male e la morte".

"Matteo e Pierluigi, con il sacrificio della loro vita, sono già con il Risorto e dal cielo ci stanno aiutando. A Maria, la Madre che era ai piedi della Croce del Figlio, chiediamo di restare con noi in questa ora di buio e di turbamento e di condurci, con materna tenerezza, verso la luce".

Domenica alle 11 sarà celebrato un rito reliogioso nella Chiesa greco-ortodossa; sarà un'altra occasione per riflettere e consolidare la valenza del sacrificio estremo di Matteo e Pierluigi.

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