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Massaggi a luci rosse, chiusi sei centri a Monfalcone

Operazione dei Carabinieri che hanno arrestato un uomo per sfruttamento della prostituzione. Riscontrate anche violazioni in materia sanitaria

Massaggi a luci rosse, chiusi sei centri a Monfalcone

I sei centri massaggi presenti a Monfalcone, tutti gestiti da cittadini cinesi, sono stati chiusi a seguito di un'operazione congiunta dei Carabinieri della Compagnia di Monfalcone con il comando di Polizia Locale. I controlli si sono svolti anche con il supporto del personale dell'Azienda Sanitaria Isontina.

Per tre saloni il sequestro era stato deciso preventivamente dall’Autorità Giudiziaria goriziana; gli altri tre centri massaggi sono stati chiusi, invece, nel corso delle verifiche eseguite dalle forze dell'ordine.

I controlli hanno fatto emergere molteplici violazioni, anche in materia sanitaria. Un uomo, anche lui di origini cinesi, è stato arrestato a Fontanafredda, dove stava cercando di aprire un altro centro, per sfruttamento della prostituzione. Trecento i clienti che sono stati identificati, ma su di loro, per ora, non pende alcuna denuncia.

Si è trattato di una vasta operazione iniziata su segnalazione di una stessa ‘dipendente’ di uno dei centri e durata più di un anno. A essere arrestato B.J., 50enne cittadino cinese, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip della Procura di Gorizia per sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale e lesioni personali. Una donna, L.D., cinese di 49 anni, è stata denunciata per favoreggiamento personale.

Dei sei centri controllati a Monfalcone, come detto, tutti sono stati chiusi con ordinanza urgente del Sindaco per gravi irregolarità sanitarie: si tratta dei centri di via Rossini, via Verdi, via Fratelli Fontanot, via Galilei, vicolo Desenibus e via Verdi. L’indagine, iniziata nell’estate del 2018, ha visto Carabinieri e Polizia Locale osservare e registrare i movimenti dei clienti dei centri, con numerosi servizi di appostamento. Sentiti in qualità di persone informate sui fatti, tutti i clienti hanno ammesso di aver usufruito delle prestazioni sessuali in cambio di denaro.

Le informazioni raccolte hanno consentito di delineare il quadro indiziario in grado di confermare e completare il contenuto di altri fascicoli instaurati presso la Procura di Gorizia sin dal 2017. Nel mese di luglio 2017, infatti, una giovane cittadina cinese si era rivolta ai militari poiché malmenata da un suo connazionale perchè si era rifiutata di effettuare prestazioni sessuali all’interno di un centro massaggi. A dicembre 2017, i Carabinieri erano intervenuti in un altro centro massaggi a seguito di un litigio tra un cliente che pretendeva la prestazione sessuale e il protettore della massaggiatrice, che la stava difendendo.

Al fine di attribuire le precise responsabilità penali e accertare se le cinesi fossero sfruttate da altre persone, le Forze dell’Ordine hanno attivato intercettazioni telefoniche, ambientali e video all’interno dei vari centri massaggi. È stato, così, stabilito che le attività di centro massaggi erano soltanto una copertura e i clienti entravano per fruire delle prestazioni sessuali delle cinesi che, spesso, mangiavano e dormivano nello stesso locale.

“Si trovavano in situazioni degradanti", precisa il comandante della Polizia Locale, Rudi Bagatto. "Il cinese, B.J., faceva la spesa, pagava le utenze e portava l’occorrente per le prestazioni sessuali, compresi profilattici e lenzuola e interveniva in caso di clienti 'scomodi'. L’uomo girava costantemente tra i vari centri per controllare l’attività delle ragazze, che spesso faceva ‘ruotare’ tra i vari centri e che ricercava tramite una piattaforma online.Un affare redditizio i cui profitti venivano spartiti tra le donne e B.J. di volta in volta, in base al tipo di prestazione che il cliente voleva ricevere. Numerosi i locali che si sono recati nei centri massaggi, anche ultraottantenni, e stranieri".

Durante il sequestro sono stati anche rinvenuti circa 2.300 euro in contanti e più di 200 preservativi. “L’attività era molto redditizia", sottolinea il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Monfalcone, il maggiore Daniele Panighello. “Poteva arrivare fino a 12mila euro al mese. Spartiti equamente tra le donne e il proprietario”.

“È stata un’operazione che è durata un anno e che ha richiesto un grande impiego di forze e professionalità. Voglio ringraziare di cuore a nome di tutta la città l’Arma dei Carabinieri e la Polizia locale per il grandissimo lavoro che hanno portato avanti con indagini costanti, oltre al magistrato che ha seguito la vicenda. Per la nostra città oggi l’aria è più pulita”, commenta il sindaco, Anna Maria Cisint. “Questa operazione rientra nel grande lavoro che siamo portando avanti a Monfalcone su più fronti per la lotta al degrado e la difesa della legalità. Le donne in questi finti centri massaggi erano costrette a vivere in condizioni del tutto degradanti, tanto da dormirvi all’interno e da non poter nemmeno uscire”, conclude il primo cittadino.

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