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Maxi-operazione antipedofilia, un pordenonese tra gli arrestati

C'è anche un insospettabile 40enne friulano nella rete scoperta dalla Polizia postale. Deteneva materiale pedopornografico

Maxi-operazione antipedofilia, un pordenonese tra gli arrestati

Anche un insospettabile 40enne pordenonese, sposato, è finito nel mirino della vasta operazione antipedofilia coordinata dalla Polizia postale e dalla Procura di Torino, che nei giorni scorsi ha interessato tutto il territorio nazionale. Gli agenti hanno perquisito la sua abitazione, scoprendo un'ingente quantità di materiale pedopornografico in un cloud collegato al suo cellulare.

L’uomo è stato arrestato; il fermo è stato convalidado e ora si trova in carcere a Treviso. Gli atti saranno trasmessi alla Direzione distrettuale antimafia di Trieste, competente per questi reati.

Accanto al Friuli Occidentale, nella rete individuata dalla Postale è stata eseguita anche una perquisizione nell'Isontino.

L'operazione, una delle più vaste mai condotte in Italia per contrastare la diffusione di immagini pornografiche relative a minori, ha portato al sequestro di migliaia di files, con 50 decreti di perquisizione, arresti e denunce. L’indagine è il frutto di una collaborazione internazionale con il National Child Exploitation Coordination Center canadese che ha consentito di riscontrare pedofili tra gli utenti di una nota piattaforma di messaggistica istantanea, usata per scambiare i contenuti.

Il materiale illegale è risultato molto diversificato, dalla foto di nudo ad altre con contenuti raccapriccianti, che mostravano vere e proprie violenze sessuali dove le vittime erano spesso neonati; in alcuni casi si è riscontrata la presenza di materiale autoprodotto in ambito familiare. In alcune immagini venivano coinvolti animali e adottate pratiche di sadismo, cosa che ha permesso, avvalendosi di un protocollo di categorizzazione del materiale illegale condiviso a livello internazionale, di creare una vera e propria profilazione dei criminali in base ai gusti espressi e alle modalità di interazione in rete.

Sulla stessa piattaforma, all’epoca dei fatti, condivideva materiale autoprodotto un soggetto già arrestato qualche mese prima dal Compartimento Polizia Postale di Torino nell’ambito di un’altra indagine in materia di pedopornografia online.

La Polizia Postale ha isolato la posizione dei singoli nickname recuperando per ognuno di loro il materiale condiviso ed estrapolando le connessioni IP utili al prosieguo delle indagini. A quel punto una lunga e capillare attività di 'pedinamento virtuale' ha consentito di dare un nome ai pedofili, portandoli allo scoperto e fuori dall’anonimato della rete.

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