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Sparatoria di Trieste, nuovi dettagli sulla vita del killer

Alejandro Augusto Stephan Meran fumava spinelli fin da piccolo, era stato arrestato e curato in un ospedale psichiatrico

Sparatoria di Trieste, nuovi dettagli sulla vita del killer

È stato dimesso oggi dall’ospedale di Cattinara l’Assistente capo coordinatore Cristiano Resmini, rimasto ferito durante la sparatoria in Questura a Trieste. Dopo l'intervento alla mano, l'agente ha potuto lasciare il reparto di ortopedia.

Nell’attesa dell’esecuzione delle autopsie sui corpi di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, che saranno svolte non appena conferito l’incarico, emergono nuovi dettagli sul passato di Alejandro Augusto Stephan Meran, il 29enne dominicano responsabile della strage.

L’uomo fumava marijuana e aveva già rubato un'auto. A rivelarlo è la madre che venerdì mattina, dopo aver scoperto il furto dello scooter, si era rivolta, insieme al figlio maggiore, al servizio di Diagnosi e Cura dell'Ospedale Maggiore per chiedere aiuto ed esprimere preoccupazione per la salute mentale di Alejandro.

In quell'occasione la donna, prima di un'eventuale presa in carico da parte del Dipartimento di salute mentale, aveva ricevuto il consiglio di portare il figlio in Questura a costituirsi. A raccontarlo a Telefriuli è stata la direttrice del dipartimento, Elisabetta Pascolo Fabrici.

Nel breve incontro, era emerso come Alejandro facesse uso costante di cannabis, fin da piccolo; da un po' di tempo, poi, era diventato irritabile, aveva manie persecutorie ed era suscettibile se contraddetto. Quando ancora soggiornava in Germania, aveva rubato un’auto: un giorno, d'impeto, aveva sottratto un veicolo per potersi imbarcare sul primo aereo diretto a Santo Domingo. Un volo che non fece mai, perché poco dopo fu arrestato dalla Polizia tedesca, finendo in un ospedale psichiatrico.

Una serie di elementi che attendono ancora una conferma ufficiale da parte delle autorità tedesche. Intanto, Alejandro resta in carcere, come disposto dal gip Massimo Tomassini, che ha convalidato il fermo e ha ricostruito la drammatica sparatoria negli uffici di via Tor Bandena, parlando chiaramente di una 'mattanza'. Il 29enne dominicano, accusato di duplice omicidio e tentato omicidio plurimo, anche grazie a quanto emerso dall'analisi delle telecamere di videosorveglianza, avrebbe mostrato lucidità nel portare avanti l'azione delittuosa.

Non si ferma, invece, la vicinanza ai parenti, agli amici e ai colleghi di Demenego e Rotta. Tanti gli attestati di vicinanza e i momenti di ricordo, oggi anche alla Camera e al Senato, in apertura di seduta.

Dalla Questura di Trieste, infine, informano, scusandosi, che, in attesa di ulteriori comunicazioni, i bonifici a favore delle famiglie dei poliziotti uccisi non possono più essere disposte sull’IBAN precedentemente indicato.


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