Home / Cultura / Prima ‘sotans’, poi braccianti: l’eredità civile della Resistenza

Prima ‘sotans’, poi braccianti: l’eredità civile della Resistenza

Un anniversario che molti giovani oggi non conoscono, ma che fa parte della migliore storia recente del Friuli: le lotte del Cormôr

Prima ‘sotans’, poi braccianti: l’eredità civile della Resistenza

Un anniversario che molti giovani oggi non conoscono, ma che fa parte della migliore storia recente del Friuli. Per comprendere bene le lotte del Cormôr, bisogna tornare indietro all’Italia del 1945: in condizioni drammatiche, con gravi problemi socioeconomici, infrastrutturali e abitativi (ad esempio, i bombardamenti a Udine avevano reso inabitabile un quarto del patrimonio edilizio) e una disoccupazione dilagante aggravata anche dal rientro degli ex prigionieri di guerra dai vari teatri.
In quegli anni, raccontati da capolavori del neorealismo cinematografico come Paisà o Ladri di biciclette, caratterizzati da un clima politico che già si avviava verso la Guerra fredda, il Friuli - terra povera e storicamente marginale allo sviluppo capitalistico italiano - presentava condizioni particolarmente difficili, aggravate da due anni di occupazione nazifascista.
Nel 1949 la Cgil lanciò il ‘Piano del lavoro’, che proponeva una grande politica nazionale di investimenti pubblici anche per assorbire la disoccupazione. Lotte contadine e operaie si svilupparono per anni dai latifondi del meridione al nord industriale, con duri scontri e decine di manifestanti uccisi dalle forze di polizia utilizzate in senso antipopolare. Anche le campagne della Bassa friulana furono teatro di lotte che chiedevano lavoro, investimenti per la modernizzazione colturale e nuove condizioni contrattuali per contadini e braccianti.
Ma nel dopoguerra anche in Friuli c’era una componente nuova e ‘rivoluzionaria’: il lascito civile e politico della Resistenza, in cui per la prima volta nella storia italiana (ed europea) una larga parte del popolo si prese il futuro nelle proprie mani. Non a caso, anche tra i protagonisti delle lotte della Bassa c’erano giovani che avevano militato nelle formazioni partigiane e ne portavano l’ansia di giustizia sociale.
Come sottolinea Paolo Gaspari, “Le lotte del dopoguerra e soprattutto lo sciopero a rovescio sul Cormor rappresentano l’ultimo anello che segna il passaggio dalla condizione di sotans a quella di braccianti”, in una struttura socio-economica ormai profondamente cambiata. In due mesi di lavoro e di epica lotta, tra iniziative organizzate dalla Cgil, pestaggi della polizia (una repressione politicamente ’preventiva’) e fughe nei campi, oltre 1.500 braccianti si impegnarono gratuitamente nello scavo del canale Cormôr (lo sciopero a rovescio, appunto), necessario per regimentare le esondazioni.
Sostenuti dalle loro famiglie e da una grande solidarietà popolare, quei contadini e braccianti diedero prova di una combattività pacifica che coinvolse vari comuni della Bassa e raccolse anche il sostegno di vari intellettuali friulani, da Pier Paolo Pasolini a Giuseppe Zigaina, che esaltò le lotte popolari friulane nei suoi quadri di impronta neorealistica, a cominciare dalla grandiosa scena dell’assemblea dei contadini sul greto del Cormor, esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1952 e oggi visibilee a Udine, in Casa Cavazzini.
Le lotte del Cormor si conclusero alcune settimane dopo con l’assunzione temporanea di alcune centinaia di braccianti, ma molti furono rapidamente licenziati poco dopo, riducendo l’iniziale successo occupazionale. Il canale costruito venne inaugurato nel 1955, ma ormai larga parte dei disoccupati della Bassa friulana aveva già preso soffertamente la via dell’emigrazione.

Articoli correlati
0 Commenti

Cronaca

Economia

Politica

Spettacoli

Sport news

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori