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Zeropixel, 'Hablando in plata' la collettiva di autori messicani

Zeropixel, \u0027Hablando in plata\u0027 la collettiva di autori messicani

Sarà presentata mercoledì 25 novembre, in diretta streaming e in collegamento con il Messico sui canali Facebook e YouTube

Sarà presentata mercoledì 25 novembre alle 18 in diretta streaming e in collegamento con il Messico sui canali Facebook e YouTube di ZeroPixel Festival la mostra “Hablando in plata” (“In parole povere”), collettiva di autori messicani uniti dall’amore per le antiche tecniche di stampa curata da Angela Arziniaga Gonzàlez. Sarà lei stessa a illustrare la mostra, con la traduzione italiana del professore Pasquale Calone, che vive da tempo in Messico. Dall’Italia interverranno Roberto Kusterle, Annamaria Castellan e Giacomo Frullani, che ha coordinato la mostra.


L’esposizione propone un’immersione tra i contrasti e la vitalità di una terra che nemmeno le restrizioni della pandemia hanno potuto spegnere. Avrebbe dovuto essere ospitata, insieme ad altre quattro mostre, al Magazzino 26 di Porto Vecchio per ZeroPixel Festival, e verrà proposta dal vivo non appena le circostanza lo consentiranno. Raccoglie opere di Angela Arziniaga González, Arturo Fuentes Francos, Arturo Talavera Negrete, Balam Enrique Ponce, Everardo Rivera, José Loreto Morales, Paulina Gabriela Pasos Pérez, Rafael Galván Montoto, Sergio Javier González Carlos.


“Hablando in plata” è una chiamata alla resistenza, sostiene il critico messicano José Carlos Blázquez, perché presenta opere realizzate con tecniche di stampa antiche, “lavori fatti a partire dal collodio umido – calotipia, ai sali d’argento, al carbone e platino palladio – che riscattano quello che non doveva essere relegato e dimenticato: il piacere di fare fotografia; il lavoro artigianale di chi conosce il complesso processo di fare foto, sviluppare il negativo nell’intimità della camera oscura, preparare la lastra o la carta che riceverà la luce, collocarla nell’ingranditore, bruciarla a partire da una luce fugace controllata, e immergerla nel bagno chimico corrispondente, affinché il miracolo appaia fermato in quel gioco di luci e ombre che andrà a delineare l’immagine che non smetterà mai di sorprenderci. Questo processo, lento e difficile, è “screditato” nel mondo turbolento nel quale viviamo. Tornare ai processi chimici che permisero nel XIX secolo la cattura delle immagini e la loro elaborazione per costruire un discorso, è una sfida”.


Quanto al filo conduttore della mostra, è stato inevitabilmente indotto dal momento storico che stiamo vivendo: “La pandemia che ci ha isolati quest’anno, questo non tempo di isolamento e riflessione obbligata, ha determinato, in qualche modo, i temi scelti da questi alchimisti dell’immagine: la musica e la sua rilevanza nella solitudine del confinamento. Armati con gli stessi componenti che permisero le prime catture di immagini, si sono confrontati con questa sfida”, scrive Blázquez. E sottolinea come anche questo non tempo della pandemia universale, nel quale la solitudine non era mai stata tanto presente, obblighi alla resistenza, a riprendere il cammino, a devolvere alla lentezza e allo sforzo il valore che hanno perso. Osservando le immagini di “Hablando en plata” lo spettatore si interrogherà sulle ragioni che hanno portato i singoli fotografi a concentrarsi su un determinato soggetto o espressione, per poi sondare il proprio io e chiedersi quale sentimento questi scatti risveglino. “La risposta può essere la disperazione, o l’immergersi, complici e umani, nell’amorosa fedeltà a ciò che è assente”, conclude il critico.

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