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'Le attività estrattive devono valorizzare il territorio'

Le osservazioni delle imprese del settore di Confartigianato dopo l’incontro sulla bozza del Piano regionale

'Le attività estrattive devono valorizzare il territorio'

"Il Prae, Progetto di Piano regionale attività estrattive, che la Regione sta predisponendo è l’occasione per creare uno strumento di sviluppo delle imprese estrattive e del settore lapideo nel rispetto dell’ambiente, verso il quale c’è sempre stata attenzione in Fvg, come dimostra la nostra storia dell’attività estrattiva. Ci auguriamo che questo sia il metro con cui saranno redatte le nuove regole". È la considerazione generale che Confartigianato Fvg ha inviato alla Regione, e nello specifico all’assessorato all’Ambiente retto da Fabio Scoccimarro, dopo che ad inizio giugno 2020 è stato presentato alle categorie interessate il documento di sintesi del Prae, su cui l’assessore sta lavorando per giungere all’approvazione preliminare da parte della Giunta.

Una bozza di lavoro in cui "le imprese artigiane – spiega il presidente di Confartigianato Fvg, Graziano Tilatti – intravvedono diverse criticità, dai parametri per le concessioni autorizzative alle specifiche per l’utilizzo dei materiali da riciclo. Siamo in una fase in cui l’interlocuzione tra istituzioni e categorie può portare a un loro superamento, nella convinzione che l’utilizzo del materiale del territorio riduce i costi degli appalti, riduce l’inquinamento per il trasporto, sostiene l’economia locale e i posti di lavoro”.

Le imprese afferenti al settore lapideo di Confartigianato Fvg hanno perciò firmato una nota che è stata inviata all’assessore Scoccimarro in cui sono specificate tutte le osservazioni su l’estrazione di materiali da alvei e l’impiego di materiali riutilizzabili e assimilabili; l’estrazione di materiali litoidi da alvei fluviali; l’impiego di materiali riutilizzabili e assimilabili; i materiali strategici.

Queste osservazioni sull’utilizzo delle cave, l’apertura di nuovi siti, lo sghiaiamento dei fiumi e la valorizzazione delle pietre tipiche del Friuli Venezia Giulia sono espressione di 218 aziende che nel 2019 impiegavano 906 addetti. Un settore in netta contrazione in regione – le aziende erano 257 nel 2009 con circa 1.200 addetti – che ora spera il Piano tenga conto delle reali condizioni del settore e del territorio.

"La stesura del Prae deve invece essere supportata dalla consapevolezza che – sottolinea il presidente Tilatti – le attività estrattive in regione hanno sempre mantenuto un approccio positivo alla tutela ambientale e al ripristino dei siti di estrazione. Inoltre, in Friuli Venezia Giulia non ragioniamo su ampie diffusioni di cave alto impatto ambientale come si trovano in altre parti d’Italia".

Tra le osservazioni presentate, la proposta di inserire la pietra piasentina quale materiale strategico per la Regione per la sua tipicità e per la presenza di un distretto artigianale importante per l’economia del territorio, accanto al marmorino. “Rendere sempre più interessante e facilitare l’utilizzo delle pietre ornamentali del territorio – continua Tilatti – consente una specifica caratterizzazione dei nostri paesi. Le nostre pietre possono diventare elemento di valorizzazione del territorio da un punto di vista estetico e turistico”.

Un tema importante nella pianificazione delle risorse riguarda poi il materiale inerte proveniente dalle opere di manutenzione dei corsi d’acqua. La sua disponibilità, osservano le imprese del settore, può essere difficilmente quantificata e pianificata perché legata a fenomeni metereologici e ad una forte stagionalità. Inoltre, poiché le opere manutentive di sghiaiamento riguardano molte volte siti dislocati in punti estremi della Regione, l’incidenza del costo del trasporto su un materiale così povero ne rendono antieconomico l’approvvigionamento. Le cave di ghiaia, sottolineano, nel documento le imprese aderenti Confartigianato Fvg, rappresentano un polmone di compensazione che permette agli operatori di poter garantire la continuità delle forniture al settore edile e delle infrastrutture. Se ciò sarà impedito, considerano le aziende coinvolte, le stazioni appaltanti si rivolgeranno ai vicini Veneto e Slovenia a fronte di un territorio che non sarà in grado di rispondere alla domanda o sarà costretto ad applicare prezzi troppo alti.

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