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Cantieri friulani con i soldi dell'Europa

Infrastrutture, green deal, nuove tenologie, formazione e soprattutto ripresa economica sono le linee guida europee per usare il Recovery fund: ecco 10 grandi opere necessarie alla nostra regione

Cantieri friulani con i soldi dell'Europa

Alle prese con la pandemia e la conseguente crisi economica che ha investito il nostro Paese, l’Europa e il mondo intero, ci si trova oggi davanti all’orizzonte fosco della riacutizzazione del contagio e delle pesanti ricadute che i mesi di lockdown hanno avuto  sul settore produttivo.
Se per l’aspetto sanitario ci si deve affidare alla responsabilità di ogni singolo cittadino, per quanto riguarda le risorse finanziarie è stato necessario predisporre uno strumento per sostenere l’economia dell’intero Vecchio continente. Questo strumento è stato individuato nel Recovery Fund, il fondo per la ripresa del valore di 750 miliardi che l’Unione europea ha messo sul piatto per sostenere i Paesi colpiti dall’epidemia: 390 di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti.
Di questa cifra, all’Italia dovrebbero arrivare 209 miliardi di euro, da impegnare entro il 2023 ed essere investiti non oltre il 2026. La questione da risolvere da parte della politica è l’impiego di una tale quantità di denaro in base alle linee guida europee. Quello che in altri Paesi viene chiamato Next Generation Eu, punta su infrastrutture, formazione dei giovani e innovazione tecnologica ed è sostenuta da una 'filosofia' che punta al rilancio del sistema-Paese, piuttosto che al finanziamento di singoli progetti. In Italia si sta ancora pianificando la struttura degli interventi e la nostra Regione, come altre, chiede di entrare a far parte dei tavoli di programmazione nazionali.
Abbiamo perciò cercato di stilare una ‘lista della spesa’ in base alle priorità del nostro territorio.
Dalla discussione con diversi soggetti coinvolti, sono emerse le proposte per la realizzazione di alcune grandi opere necessarie al rilancio economico del Friuli-Venezia Giulia, come lo snodo strategico del porto di Trieste, ma anche la necessità di investimenti per  le nuove tecnologie, per i servizi e per la mobilità.
 
Lo snodo fondamentale per lo sviluppo che cos'è
Trieste, oggi primo porto d’Italia per volumi totali e traffico ferroviario, per un ulteriore sviluppo punta al bacino naturale di sbocco Centro-Nord europeo, ma anche agli scambi tra Europa e Far East. La piattaforma logistica nasce  per rispondere al trend di crescita del traffico merci dello scalo giuliano, ma è già prevista l’integrazione della stessa con le aree circostanti, anche alla luce della recente firma dell’Accordo di programma del Ministero dello Sviluppo economico. Si aggiungeranno anche soluzioni innovative per il trasporto intermodale, al fine di migliorarne l’efficienza e stimolare l’integrazione fra porti e nodi infrastrutturali del retroterra.
Un porto efficiente, facile da raggiungere e forte di accordi internazionali come quelli stipulati recentemente con Amburgo, rappresenta una concreta  opportunità per le aziende di tutta la regione. Il progetto di riconversione industriale e sviluppo produttivo coinvolge anche l’area della ferriera di Servola per realizzare un polo logistico sostenibile a servizio del porto e dell’economia del territorio. Inoltre sull’ex area a caldo si svilupperà il raccordo ferroviario che potrà accogliere treni completi da 750 metri, nonché uno snodo autostradale diretto sulla grande viabilità, oste le basi per il successivo avvio dei lavori del Molo VIII.

Metano o elettrico, il combustibile è 'verde'
Il porto di Trieste si è aggiudicato due nuovi progetti europei co-finanziati dal Programma Cef. Il primo ha come oggetto alcuni studi riferiti all’area della Piattaforma logistica, tra i quali la progettazione preliminare di un deposito di stoccaggio di Lng in porto. Il secondo è focalizzato sull’elettrificazione delle banchine per ridurre le emissioni dei motori nel porto.
Si tratta di due proposte per stimolare la crescita e la competitività del porto, apportando notevoli benefici sia dal punto di vista socioeconomico che ambientale. "Il progetto del deposito di stoccaggio Lng non è solo uno slogan, ma siamo già al lavoro per presentarlo - commenta Piero Petrucco, amministratore delegato di Icop , tra i costruttori della Piattaforma logistica di Trieste -. Con questi progetti la riqualificazione dell'area e il rilancio economico otterranno l'accelerazione di cui c'è bisogno".

A ricerca e industria 4.0 servono i data center 
Ridurre il digital divide e garantire ai cittadini e alle imprese servizi digitali efficienti è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ed è una delle possibilità per investire le risorse del Next Generation EU. In Italia esiste già dal 2015 un piano strategico per lo sviluppo della Banda ultralarga, ma la necessità di connessione veloce è emersa con prepotenza durante l'emergenza Covid.
Le possibilità di connessione ultra veloce servono al mondo dell'industria, sempre più focalizzata verso le potenzialità dell'automazione 4.0, e a quello della ricerca, che utilizza le nuove tecnologie. "In tal senso  Università, laboratori di ricerca, investitori. imprese ed enti locali puntano alla connettività che è una leva fondamentale per accelerare la digitalizzazione delle aziende, ma anche dei cittadini e delle amministrazioni pubbliche, una condizione indispensabile per preparare un futuro che ci vedrà sempre più connessi - commenta Sergio Paoletti, presidente di Area Science Park -. Nello specifico delle nostre necessità sarebbe ottimale essere collegati alla dorsale Torino-Bari, che raggiungerebbe Trieste passando per lo snodo di Bologna e per Padova, per far viaggiare ancora più velocemente le informazioni e sfruttare appieno le capacità di gestire una grande mole di dati e di calcoli".

Più velocità e capacità tra Trieste e Venezia
Per assicurare il miglioramento della tratta ferroviaria tra Venezia e Trieste il primo passo è l'aggiornamento tecnologico della linea. Già lo scorso aprile l'assessore Graziano Pizzimenti aveva illustrato la 'fase 1' del progetto, specificando che si sarebbe ridotto il distanziamento tra i treni lungo la linea, con conseguente aumento della capacità del 25% (ad esempio, 10 treni all'ora al posto di 7 per ogni senso di marcia). L'adattamento della tratta per l'Alta velocità, inoltre, è stato inserito tra i progetti strategici evidenziati dal governo che potrebbero beneficiare dei fondi del Recovery fund.
Per la 'velocizzazione' della linea con i più moderni standard delle grandi reti ferroviarie europee si pensa a una sorta di Tav light, che permetterà di far viaggiare i treni tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia a una velocità massima di 200 chilometri orari e ridurre i tempi di viaggio a poco più di un’ora, circa 25 minuti in meno rispetto all’attuale percorrenza.

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