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Vendiamoci ai cinesi: il miracolo giallo convince tutti

Il Porto franco apre alla via della seta, ma quale sarà l’impatto sulla economia?

Vendiamoci ai cinesi: il miracolo giallo convince tutti

La cura per la nostra economia ed il nostro futuro? Vendiamoci ai cinesi! Pare questo l’argomento più in voga per ridare linfa e slancio alle prospettive del nostro avvenire. Visto che da soli non ce la facciamo a rialzarci, il ‘mantra’ è aspettare l’effetto salvifico che avrà l’impatto dell’apertura della Via della Seta sul Porto franco. Ci credono gli industriali, ci credono gli amministratori, ci credono perfino i sindacati che hanno fatto ormai passare il concetto di ‘Porto Regione’ persino nelle loro piattaforme congressuali. Nessuno ha dubbi: nemmeno la politica che oggi progetta di regalare a Trieste quel retroterra di cui è priva dai Trattati di Pace della Prima Guerra Mondiale, estendendo la Città Metropolitana fino all’Isonzo e trasformando Monfalcone, proprio in virtù della fusione dei due porti, in un’appendice di Trieste. Figurarsi se una giunta regionale a fortissima trazione triestina dubita dell’equazione Porto uguale crescita, e del postulato Cina uguale sviluppo. Il ‘miracolo giallo’ convince tutti.

E allora vale la pena di fare un paio di analisi controcorrente. Innanzitutto, guardando alle situazioni dove la mano cinese è già arrivata con forza. Per esempio, il Pireo: il porto di Atene è oggi per due terzi proprietà della Cosco Shipping, uno dei giganti della vettorialità dell’Impero celeste. In sei anni il traffico è aumentato del 300%, diventando il terzo del Mediterraneo per numero di container, e l’auspicio di Alexis Tsipras e compagni è che cresca ancor di più. Nella crescita del Pil greco, però, l’impatto del settore della logistica è stato praticamente nullo. Di questo aspetto dell’economia, purtroppo, sul territorio greco restano solo le briciole e le tasse (utilissime a ridurre il debito greco, ma non certo a determinare un boom economico).

Altro aspetto, i cinesi servirebbero come il pane se il Porto di Trieste fosse un porto depresso. Ma - come ha annunciato il presidente dell’Autorità portuale, Zeno D’Agostino - da quest’anno è il primo porto d’Italia perché negli ultimi due anni è cresciuto del 49% per volume di teu movimentati. La domanda provocatoria però è: qualcuno se n’era accorto? La crescita dei traffici portuali ha forse portato a un aumento degli ordinativi delle nostre aziende, alla crescita di posti di lavoro, al miglioramento generale dell’economia? Ciascuno può darsi la risposta: basta che non si spacci una illusione per un dogma che non esiste.

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