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Il raccolto è annacquato

Udine. Dalla pianura al collinare moltissimi campi di mais e soia non vengono trebbiati. E così tutto va in malora. Ecco perché

Il raccolto è annacquato

Rischia di costare davvero caro anche ai coltivatori della regione il novembre incredibilmente piovoso passato agli annali per i tanti danni fatti il litorale. Più di qualcuno si sarà infatti accorto che sono tuttora in corso le operazioni di mietitura, dopo che avevano subito una sostanziale battuta d’arresto a causa delle forti e prolungate piogge, tali da rendere impraticabili i campi, anche perché i pesanti macchinari usati per la trebbiatura avrebbero causato problemi seri di compattamento del suolo.
Un po’ ovunque tra pianura e collinare sono visibili appezzamenti coltivati a granoturco o soia ancora da raccogliere e probabilmente in molti casi resteranno tali, perché nel frattempo i cereali si sono guastati. Se il mais è soggetto all’attacco di muffe, la soia che ha un elevato contenuto di olii deperisce. Di fatto, è possibile che molti coltivatori decidano di non procedere alla raccolta e comunque già ora, stando a fonti ben informate, la perdita del raccolto si può stimare tra il 20 e il 30 per cento. Mediamente il mais raccolto ha il 25% di umidità e per evitare che sia attaccato da microorganismi va essiccato e portato almeno al 14%, passaggio che incide non poco sui ricavi finali. Ovviamente, più alto è il valore di umidità presente minore è il prezzo corrisposto. Ora un quintale di mais al 25% di umidità è quotato circa 11,50 euro più Iva al quintale, mentre il mais al 14% sale a 15,70 euro. La differenza di prezzo è dovuta proprio ai costi per l’essicazione e al calo di peso dovuto alla perdita d’acqua.
Gino Vendrame, presidente Coldiretti di Udine, conferma che i terreni pieni d’acqua hanno rallentato molto le operazioni di raccolta e che la maggiore umidità presente nei semi comporterà un aumento dei costi per l’essicazione.
“Terreni non praticabili ed elevata umidità nei cereali - conferma Vendrame - hanno spinto alcuni coltivatori a rallentare la mietitura o la raccolta. Nel caso dei cereali, infatti, i costi di essicazione rischiano di incidere pesantemente, perché si tratta di impianti che usano getti di aria calda che, anche se aggiornati alle più recenti tecnologie, hanno un costo di esercizio elevato”.

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