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Ridateci l’ape friulana

Amiche alate - Prosegue ormai da sette anni il progetto per selezionare animali molto più vicini alla specie autoctona un tempo conosciuta come ape grigia

Ridateci l’ape friulana

Di tanto in tanto, le cronache parlano di morie improvvise di api, di calo del raccolto di miele e via dicendo. Che la situazione si stia complicando molto dal punto di vista ambientale è noto, perché un territorio sempre più artificiale e inquinato di certo non aiuta queste preziose alleate dell’uomo. Eppure, per cercare di risolvere i problemi che ormai mettono a dura prova la sopravvivenza stessa degli apiari, interventi puntuali sembrano non bastare più.

Da qualche anno in Friuli Venezia Giulia, grazie all’Associazione per l’ape carnica friulana, è stato avviato un progetto di salvaguardia delle api autoctone molto interessante, che parte da una constatazione molto semplice: le api che stanno bene nell’ambiente in cui vivono e lavorano sono anche molto più sane e resistenti alle malattie oltre che capaci di far fronte ad eventi avversi.
Sette anni fa inizia così il lavoro dell’associazione - che ha soci provenienti da tutta la regione ed alcuni anche dal Veneto, dall’Austria e dalla Slovenia - decisa a ritrovare un equilibrio tra api e natura che da tempo era stato compromesso anche a causa del fatto che, per far fronte alle morie causate anche dagli attacchi dei parassiti, sempre più spesso si ricorreva a regine importate da altri Paesi. Con il passare degli anni è stato inquinato il Dna delle api autoctone e bisognava fare qualcosa.

Inquinamento genetico
Uno studio realizzato dall’Università di Trieste nel 2014 evidenziava come nel Dna delle api del Carso, fossero presenti sequenze riconducibili all’ape Sicula, all’ape Africana e a molte altre specie “aliene”. Alla fine, mettendo a confronto le esperienze di tanti apicoltori, è emerso che esisteva una forte differenza di comportamento delle singole famiglie, anche se inserite nello stesso apiario e spesso “imparentate” tra di loro. La convinzione che qualche fattore legato alla genetica, potesse essere la causa di differenze così marcate anche in famiglie tra di loro così strettamente correlate, spinge l’associazione a realizzare una “stazione di fecondazione controllata”.

Osservando la carta tematica delle aree climatiche d’Europa, e sovrapponendola agli areali delle principali sottospecie di api storicamente presenti, si nota subito come la nostra regione sia un’area di intersezione tra la sottospecie carnica, caratteristica delle vicine Austria e Slovenia, e la sottospecie ligustica Italiana. Il progetto lanciato dall’associazione si prefigge di recuperare le api che originariamente occupavano questo territorio, ovvero l’ape friulana, appunto, o ape grigia, come veniva chiamata dai vecchi apicoltori.
Considerata la forte ibridazione attuale delle api il progetto si propone di attuare una selezione sulla base di alcune caratteristiche che possano diventare il punto di partenza per una ricerca che non potrà certo ricreare quell’ape che la natura aveva selezionato in migliaia, e forse in milioni di anni, ma tentare di avvicinarsi il più possibile. Questo anche in considerazione del fatto che, le condizioni climatiche attuali, sono a loro volta in rapida evoluzione.

Stazione di fecondazione
Nella stazione di fecondazione allestita in un’area protetta, si stanno allevando e selezionando le migliori api della sottospecie Apis MellificaCarnica. E’ stato deciso di operare con la Carnica non perché sia considerata la migliore, ma in quanto le caratteristiche del territorio dove la stazione di fecondazione è operativa, sono tipiche di quella sottospecie.
Il prossimo obiettivo sarà coinvolgere un gruppo sempre più grande di apicoltori, assieme ai quali controllare il processo di fecondazione, tra le loro api regine migliori ed i fuchi della stazione di fecondazione. Da qui si potrà sviluppare una selezione che possa portare, piano piano, alle condizioni migliori possibili per un’ape che sia nuovamente ambientata ed in armonia con le fasce territoriali della nostra Regione.

Negli ultimi quattro anni l’Associazione ha anche partecipato, guidati dall’Università di Udine, al progetto europeo “Smart bees”, grazie al quale sono state acquisite esperienze sulla raccolta dati e sulla valutazione di determinati fattori ce caratterizzanti le api locali e la resistenza al parassita varroa. Sulla base di quelle esperienze si è quindi potuto allestire un apiario di valutazione ad Artegna. L’apiario è stato completato con il conferimento delle migliori regine di alcuni nostri soci. Lo scopo sarà quello di condurre questo apiario in modo omogeneo, secondo tecniche naturali, e verificare e tracciare tutti quei parametri che possano fornire agli apicoltori una vera valutazione delle performances raggiunte.

“Siamo all’inizio di un percorso destinato a durare per molto tempo - conferma Alessandro Manzano, presidente dell’associazione -, nonostante siano già trascorsi sette anni . Attualmente, con la realizzazione di un apiario di valutazione, stiamo cercando di individuare le regine che meglio si sono ambientate nel nostro territorio e dalle quali partire per ottenere famiglie stabili e resistenti”.
Chi desiderasse avere maggiori informazioni può consultare il sito www.apecarnica.it o scrivere a info@apecarnica.it.


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