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Bentornate fave di Sauris

Questo legume, un tempo diffuso in tutto il Friuli, ha resistito ai secoli nella località montana. In corso il rilancio di un prodotto dimenticato ma dalle grandi virtù

Bentornate fave di Sauris

Le fave sono legumi e assieme alle rape erano una coltivazione tipica del Friuli: documenti ne attestano l’uso già ai tempi dell’impero romano. A partire dal 1800 queste colture sono state in parte soppiantate in molti areali dalla diffusione dei fagioli. Questi ultimi, infatti, a differenza della fava, erano in grado di fornire una maggiore quantità di proteine a parità di superficie coltivata anche se, al pari del mais, erano più esigenti in fatto di temperature.
Il caso ha voluto che a Sauris, come nell’area sappadina e tarvisiana, le condizioni climatiche non fossero favorevoli alla coltivazione della blasonata leguminosa permettendo, nel corso dei secoli, la presenza e valorizzazione nella cultura locale della fava fino ai nostri giorni. Se nel Sappadino e Tarvisiano è quasi del tutto scomparsa, a Sauris gode a tutt’oggi di buona salute. E sono protagoniste di una ricerca approfondita curata da Elena Valent, libero professionista in ambito agricolo, e Costantino Cattivello agronomo presso l’agenzia regionale Ersa. Quella di Sauris si tratta appunto di un ‘ecotipo’ cioè di una distinta popolazione di piante che è strettamente collegata nelle sue caratteristiche all’ambiente ecologico in cui vive.
Le recenti scoperte sulle proprietà salutistiche di questo legume potrebbero inoltre rappresentare un’ulteriore carta da giocare ai fini della sua valorizzazione. Dal punto di vista nutrizionale è infatti un prodotto molto salutare grazie all’apporto vitaminico (vitamina C, A ed E e alcune del gruppo B) e per la presenza di minerali (potassio, fosforo, calcio, sodio, magnesio, rame e selenio). Questi legumi, ad esempio, sono particolarmente indicati per contrastare l’anemia grazie all’elevato contenuto in ferro, mentre le foglie essiccate facilitano la diuresi. In ambito terapeutico si stanno sperimentando alcune sostanze presenti nelle fave sia come antitumorali sia per il trattamento di pazienti malati di Parkinson.
A Sauris Zahre nei secoli passati le fave erano uno degli ingredienti più importanti della dieta quotidiana. In un menù settimanale del 1819, conservato nell’archivio comunale, esse sono presenti 6 giorni su 7, addirittura in due pasti nella stessa giornata! Venivano utilizzate nelle minestre, che rendevano più nutrienti e dense; lessate e condite con burro potevano diventare il piatto forte per la cena; tostate e macinate offrivano una farina che, unita a quella dei cereali, si poteva usare per fare il pane o la polenta, oppure costituivano un surrogato del caffè. Le fave saurane potevano addirittura finire sulla tavola della nobiltà friulana: nel ’700 le troviamo citate nella nota spese della contessa Silvia Rabatta di Colloredo.

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