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Trent'anni nel segno del gallo

Alla trattoria al Blanch di Mossa la 'Fieste dal Gjal' ha ricordato il suo ideatore Marino Bevilacqua

Trent'anni nel segno del gallo

Dopo sei lustri buona parte dei partecipanti al primo incontro  e successivi non ha voluto mancare anche all’edizione 2015 della Fieste dal Gjal di Mossa. Sabato 7 febbraio scorso, come sempre in passato, il protagonista vero è stato ancora una volta sempre lui: il gallo.

Ruota intorno al re dell’aia l’iniziativa annuale della ‘Fieste dal Gjal’ che il compianto Marino Bevilacqua di Mossa, cultore di tradizioni rurali, scomparso lo scorso novembre, ha inventato e organizzato per ben 29 anni per una ristretta cerchia di intenditori particolarmente attenti alle tradizioni contadine e alla salvaguardia dei sapori (e saperi) in via di estinzione.

E di galli, l’altra sera al ‘Blanch’ di Mossa ce ne erano ben tre; campioni di razza tirati su all’antica, nel senso buono del termine e assegnati a fine serata rispettivamente ad altrettanti  fortunati: Edi Keber di Cormòns, Lucio Vador di Gradisca e Piero Padovan di Gorizia che a loro volta li hanno affidati non già, come si ipotizzerebbe, al cuoco di turno, bensì all’amico agricoltore nella cui aia potranno esercitare da par loro l’arte della riproduzione.

Agronomi, agricoltori, cuochi, enogastronomi, enologi e allevatori cui non sfuggono i segreti della sana dieta biologica né le grane  dovute ai mangimi industriali manipolati, si sono confrontati a lungo sui reali pericoli che corre il mondo rurale, ultimo baluardo - è stato detto - con i suoi valori, a una omologazione che a tutt’oggi ha solo presentato i suoi aspetti peggiori e talvolta, per il consumatore, anche devastanti.

Impeccabile, come è ormai tradizione, la proposta gastronomica della famiglia Blanch, tutta a base di gallo nelle più svariate proposte, compendio di ricette contadine rivisitate con estrema semplicità alla faccia del fast food.

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