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'L'Ue ignora le lingue minoritarie'

Lizzi (Lega) esprime la sua delusione sul Minority SafePack, un’opportunità anche per il Friuli Venezia Giulia

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“È indegno da parte dell’Unione europea non riuscire a proporre alcuna azione sostanziale su tutte e nove le aree dell'iniziativa della Minority SafePack e dimostrarsi così incurante della volontà dei cittadini appartenenti a comunità che parlano lingue minoritarie, nonostante il voto di una maggioranza molto ampia del Parlamento europeo a sostegno dell'iniziativa”. Lo scrive in una nota l’europarlamentare della Lega Elena Lizzi, esprimendo “la sua delusione per la decisione della Commissione che dimostra una totale mancanza di preoccupazione e di rispetto verso le comunità linguistiche autoctone dell'UE e verso gli oltre 1,1 milioni di cittadini europei che hanno riposto la loro fiducia nella procedura”.

“La Minority SafePack rappresentava un’opportunità anche per il Friuli Venezia Giulia, da sempre incrocio di popoli e culture che si contraddistingue per il carattere plurilingue, che –spiega Lizzi- si sarebbe potuto configurare quale luogo ideale per un Centro per la Diversità Linguistica”.

“La Commissione ha rinunciato anche all'opportunità di rafforzare l'impegno dell'UE con il Consiglio d'Europa, quale istituzione più rilevante dal punto di vista della protezione e della promozione dei diritti delle minoranze linguistiche in Europa. L’atteggiamento della Commissione – continua l’esponente della Lega - sta provocando trasversalmente molti mal di pancia in seno al Parlamento europeo. La ferma posizione della Corte di giustizia dell'Unione europea sulla questione della Minority SafePack ha chiaramente confermato che nulla impedisce alla Commissione europea di presentare proposte che integrino l'azione dell'UE nei settori di sua competenza al fine di garantire il rispetto per i valori dei trattati”.

“La decisione della Commissione – conclude Lizzi - è disastrosa per la fiducia delle minoranze nazionali e linguistiche nelle istituzioni e controproducente per la credibilità interna e internazionale dell'UE che spesso si erge paladina di valori che per prima non persegue”.













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