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Diga del Vajont, 56 anni fa la tragedia

Erano le 22.39 del 9 ottobre 1963, quando una frana dal monte Toc si inghiottì 1.917 vite, travolgendo gli abitati di Erto e Casso e Longarone

Diga del Vajont, 56 anni fa la tragedia

56 anni fa la tragedia del Vajont, che si inghiottì 1.917 vite. Erano le 22.39 del 9 ottobre 1963, quando dalle pendici settentrionali del monte Toc si staccò una frana che crollò sul bacino artificiale sottostante, provocando un'onda che portò morte e silenzio nella valle, portando con sé oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti.

Fango, rocce, detriti e acqua che travolsero Erto e Casso e poi Longarone, radendolo al suolo così come le frazioni di Pirago, Rivalta, Villanova e, parzialmente, Faé. Oltre 1.900 i morti, di cui 1.450 residenti nel comune di Longarone e 487 bambini. Ma si tratta di una stima, perché molti corpi non sono mai stati ritrovati.

Una drammatica ricorrenza, alla quale anche la Regione Fvg rende omaggio, grazie all'istituzione, lo scorso giugno, della "Giornata in ricordo della tragedia del Vajont" e del riconoscimento "Memoria Vajont", proposta dal capogruppo del Pd Sergio Bolzonello e poi condivisa dagli esponenti di tutti i Gruppi in Aula che hanno sottoscritto il provvedimento, facendone così una legge espressione dell'intero Consiglio regionale.

GIUSTIZIA TRAVAGLIATA. Accanto al doloroso ricordo delle vittime, pesa anche quello relativo all'iter giudiziario. Il processo penale ebbe luogo, in fasi successive, a partire dall’ottobre 1968 davanti al Tribunale de L’Aquila e si concluse il 25 marzo 1971, quindici giorni prima che maturasse la prescrizione, in Cassazione. La Suprema Corte aveva accolto l’accusa, dichiarando la prevedibilità dell’evento, per cui frana e inondazione costituivano un disastro colposo. Ancora più travagliato l'iter del processo civile, giunto alla sentenza di primo grado del Tribunale di Belluno solo nel febbraio del 1997. La Corte d’Appello di Venezia (25 novembre 1998 al 22 febbraio 1999) confermava la sentenza di primo grado condannando la Montedison SpA a risarcire il Comune di Longarone per i danni materiali e morali patiti dalla comunità.

IL RICORDO. "E' con sentimenti di forte partecipazione che invio il mio saluto in occasione delle commemorazioni dedicate alle vittime del disastro del Vajont", questo il messaggio del Presidente del Senato Elisabetta Casellati. "Donne, uomini e bambini travolti - anche nel sonno - dall'incontenibile forza di decine di migliaia di metri cubi d'acqua che, con un'onda alta più di duecento metri, hanno scavalcato la diga ultimata solo pochi anni prima, per abbattersi sulle sottostanti abitazioni di Longarone e dei comuni limitrofi. Indelebile è il ricordo di tutto quel dolore; dello smarrimento e della disperazione dei sopravvissuti; dell'orrore dei corpi straziati recuperati dal fango e dalle macerie degli edifici; di quel senso di fragilità, di precarietà e di impotenza che nella notte ha lacerato e sconvolto le coscienze di tutto il Paese".

"La storia ha ampiamente dimostrato come la frana del Monte Toc e le sue tragiche conseguenze siano state un disastro ambientale annunciato, provocato e favorito dall'incompetenza e dall'incoscienza del fattore umano. Responsabilità che devono essere motivo di profonda riflessione - soprattutto oggi - sull'urgenza di non sottovalutare i segnali di allarme provenienti dai cambiamenti climatici in atto, dai sempre più frequenti casi di rischio idrogeologico e dai tanti altri pericoli innescati da uno sfruttamento irresponsabile dell'ambiente e delle sue risorse. Celebrare questo anniversario significa, quindi, stringersi in un momento di solenne raccoglimento con gli orfani e i familiari delle vittime, perchè sentano forte la vicinanza delle istituzioni, della cittadinanza e di tutta la Nazione", prosegue Casellati.

"Significa rappresentare un attestato di gratitudine verso l'instancabile impegno delle forze dell'ordine, dei vigili del fuoco, dei militari, degli operatori sanitari e di tutti i volontari che si adoperarono con ogni mezzo per prestare i primi soccorsi e per mettere in sicurezza i luoghi. Ma significa anche rendere merito all'incredibile capacità dimostrata da questa terra di sapersi risollevare e di trovare nei suoi abitanti la forza per ricostruire e guardare avanti con nuove speranze. Speranze che, come Istituzioni, abbiamo il dovere di non tradire e di non deludere. Perchè sulla memoria del disastro del Vajont, così come di tante altre tragedie ambientali che hanno colpito il nostro Paese, devono essere poste le basi per una nuova etica della sostenibilità. Una morale che metta al centro della progettazione, della realizzazione e della conservazione di ogni infrastruttura pubblica o privata il valore e la dignità della persona umana, così come il rispetto per le peculiarità dei territori e la piena integrazione con essi".
"Una prospettiva a cui anche il Parlamento deve aderire con convinzione, attraverso norme sempre più stringenti ed efficaci per assicurare la sicurezza delle abitazioni, degli uffici, delle scuole e di ogni edificio pubblico o privato. Lo dobbiamo alla memoria delle 1917 vittime del Vajont e lo dobbiamo alle nuove generazioni e al loro diritto di guardare con fiducia al futuro", conclude Casellati.

"In occasione della prima Giornata in ricordo della tragedia del Vajont, ufficialmente istituita lo scorso giugno dal Consiglio regionale, il primo pensiero è sempre per le 1917 vittime di un'immane tragedia e per tutti i loro familiari che, dopo 56 anni, conservano un incubo vissuto in prima persona o un'immagine tramandata da generazioni". È quanto afferma il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, relativamente al disastro del Vajont. "Una sciagura come quella, palesemente figlia di errori e omissioni da parte dell'uomo, deve ancora oggi - sottolinea Fedriga - servire da monito e da stimolo per l'azione di coloro i quali amministrano il bene pubblico a ogni livello e che, di conseguenza, hanno il compito di garantire la sicurezza e favorire il benessere di tutti i cittadini".

"Dalla storia scritta dobbiamo apprendere - conclude il governatore Fvg - ma alla storia da scrivere dobbiamo ora fornire un presente sempre più sostenibile che, ponendo al centro l'interesse della comunità, utilizzi al meglio l'incredibile quanto frenetica evoluzione della tecnologia per fare in modo che la natura sia protetta e non solo sfruttata".

"Il 9 ottobre 1963 un’onda di fango e morte travolse paesi e borghi prossimi alla diga del Vajont, al confine tra il Friuli Venezia Giulia e Veneto, causando la morte di circa duemila persone. Non fu una catastrofe naturale, ma la conseguenza, prevedibile, di una scellerata opera dell’uomo che, nonostante le avvisaglie e i moniti di alcuni geologi, non prese in dovuta considerazione i rischi di frane nell’invaso. Non fu il monte Toc a causare la tragedia, ma la negligenza umana. A 56 anni di distanza ricordiamo commossi le vittime, ma per dare un doloroso senso a quello che l’Onu ha annoverato tra i maggiori disastri evitabili provocati dall’uomo, abbiamo il dovere di trarvi una lezione circa l’importanza della prevenzione e un monito per il presente e il futuro: la natura e l’ambiente meritano e pretendono rispetto”, queste le parole di Sandra Savino, deputata e coordinatrice di Forza Italia Fvg.

"La tragedia del Vajont rappresenta una ferita che non può essere considerata chiusa. La recente istituzione della Giornata in ricordo della tragedia del Vajont da parte della Regione Friuli Venezia Giulia rende la commemorazione di oggi ancora più significativa, dando soprattutto strumenti per formare i giovani". A dirlo è il capogruppo del Pd, Sergio Bolzonello nel giorno del 56° anniversario della tragedia del Vajont, ricordando l’istituzione della “Giornata in ricordo della tragedia del Vajont” e del riconoscimento “Memoria Vajont” attraverso una legge, proposta dallo stesso Bolzonello, approvata dal Consiglio regionale del Fvg.

"Il senso di questa legge – chiarisce Bolzonello – non si riduce a un'operazione meramente nostalgica, ma è uno strumento propositivo e proteso al futuro che introduce strumenti che incentivano nuove ricerche, percorsi didattici e manifestazioni. È importante rendere questi strumenti quanto prima attivi per dare l’opportunità di avviare iniziative di spessore e inserite all’interno di una logica di coesione territoriale". Oggi, aggiunge infine Bolzonello, "l'attenzione va anche a tematiche attuali come quella dei cambiamenti climatici, dove i giovani stanno dimostrando vivo e particolare interesse e che non devono essere sottovalutati soprattutto dalle istituzioni".

"La Giornata del ricordo della tragedia del Vajont, oltreché alla doverosa commemorazione delle vittime, può servire anche a favorire la creazione di una consapevolezza collettiva a riguardo dell’antropizzazione dei nostri territori. Proprio grazie a questa immane tragedia, abbiamo il dovere di operare affinché la progettazione e la realizzazione delle opere garantisca la sicurezza dell’uomo e dell’ambiente”. Questo il commento del consigliere regionale della Lega, Stefano Turchet, nella Giornata del ricordo della tragedia del Vajont.

In particolare, il consigliere aggiunge: “Quest’oggi ricordiamo tutte le vittime di quel disastro che 56 anni fa ha segnato inevitabilmente la storia delle nostre terre e di un popolo che ha avuto comunque la grande forza e il carattere per rialzarsi. Dunque, il modo migliore di commemorare le quasi 2.000 vittime della tragedia del Vajont - conclude Turchet - è quello di tramandare il loro ricordo alle future generazioni affinché simili catastrofi non accadano mai più".

"Nella memoria del disastro del Vajont il pensiero va certo alle più di 1900 vittime, ma anche al fatto che sono passati cinquantasei anni e siamo ancora ad evidenziare la necessità di progettare opere pubbliche utili e non speculazioni sulla pelle dei cittadini o di impatti ambientali non sostenibili", così si esprime Giorgio Cecco, coordinatore Fvg di FareAmbiente. "Certo non basta il doloroso ricordo, di questo e di altri disastri verificatosi nel nostro paese, serve una nuova morale che oltre alla sostenibilità nella progettazione, la realizzazione e la conservazione delle strutture pubbliche e private, metta al centro il valore e la dignità delle persone e il rispetto del territorio e della tutela ambientale", sottolinea Cecco.

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