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Fvg, attesa per l'aggiornamento della 'mappa del rischio'

Dalla nostra regione si guarda con un po' di ansia al 'responso' sul colore che arriverà dal report settimanale della cabina di regia

Fvg, attesa per l'aggiornamento della 'mappa del rischio'

Per il Fvg inizia un’altra giornata di attesa. Con gli occhi puntati su Roma o, meglio, sul report settimanale della cabina di regia, che oggi potrebbe aggiornare la ‘mappa del rischio’ del Paese.

Il responso dei numeri – i famosi 21 parametri contro i quali il governatore Massimiliano Fedriga continua la sua battaglia in vista della stesura del prossimo Dpcm – è quanto mai incerto. Se in altre regioni si sono registrati timidi miglioramenti, non altrettanto si può dire del Fvg, sopratutto in termini di ospedalizzazioni.

Il Sistema sanitario, infatti, ha superato la soglia di rischio del 30% delle terapie intensive (55 posti letto occupati nell’ultimo bollettino, con pochi scostamenti nell’arco delle ultime giornate) e del 40% dei ricoveri in altri reparti, attualmente pari a 599 (giovedì scorso erano occupati 485 posti letto).

Lo scorso venerdì, quando Fedriga e Riccardi hanno presentato la nuova ordinanza regionale (poi firmata lunedì), non ci sono stati passaggi di colore, ma solo conferme. Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, infatti, aveva rinnovato le misure restrittive in vigore per Puglia e Sicilia (in zona arancione) e per Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, in zona rossa, disponendo solo l’ingresso dell’Abruzzo nell’area rossa, ma su richiesta della regione stessa. Martedì 24, invece, è stata firmata l’ordinanza che interessa Bolzano, Basilicata, Liguria e Umbria; anche in questo caso si è trattato di un rinnovo delle misure già in vigore.

Mentre si attende di capire se il Fvg potrà restare in zona arancione, continua il confronto tra Regioni e Governo sul prossimo Dpcm. Tantissimi i temi sul tavolo nel confronto con i ministri Francesco Boccia e Speranza, le Regioni e i Comuni, dalla riapertura delle scuole alle disposizioni speciali per Natale, che comprendono anche la possibilità di settimane bianche sulle piste da sci.

Le Regioni dell’Arco alpino, compreso il Fvg, avevano chiesto a Roma di poter aprire gli impianti, temendo anche i rischi della concorrenza 'sleale' dei Paesi vicini. Il premier Conte ha fatto pressione sull’Europa, affinché si potesse arrivare a una decisione comune. L’intesa, però, pare lontana e se Francia e Germania si attestano sulla linea di massima prudenza dell’Italia, non altrettanto fa la vicina Austria, che ha chiaramente fatto intendere di non essere disposta a rinunciare al turismo invernale.

Stando a quanto trapela dal confronto con la Conferenza delle Regioni, il Governo avrebbe confermato che di riapertura degli impianti si potrà parlare soltanto dopo le feste. "Gli impianti da sci e il sistema vacanze invernali, che sono fondamentali per la nostra economia, riapriranno quando l'epidemia si sarà raffreddata, speriamo nel giro di un mese, un mese e mezzo. I ristori saranno garantiti per tutte le attività che non potranno aprire" avrebbe detto il ministro Boccia. "La sicurezza delle persone e la salute vengono prima di tutto. Dobbiamo chiudere questa seconda ondata evitando la terza e mantenendo la convivenza con il virus con il massimo della sicurezza”.

"Seguire la messa, e lo dico da cattolico, due ore prima o far nascere Gesù bambino due ore prima non è eresia. Eresia è non accorgersi dei malati, delle difficoltà dei medici, della gente che soffre” avrebbe poi chiosato Boccia sulle celebrazioni natalizie. “Papa Francesco ha dato un esempio bellissimo a tutti nella scorsa Pasqua, a partire dalla Via Crucis. Il Natale non si fa con il cronometro ma è un atto di fede".

Sulla scuola, poi, le regioni hanno ritenuto all’unanimità di suggerire al Governo di procrastinare al 7 gennaio ogni riapertura della didattica in presenza. Farlo prima dello stop per Natale, insomma, sarebbe una mossa inopportuna.

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