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Riflettori sempre puntati sul Cpr di Gradisca

Mentre proseguono le indagini sulla morte del 38enne georgiano, oggi hanno visitato la struttura la deputata De Carlo e i consiglieri Dal Zovo e Honsell

Riflettori sempre puntati sul Cpr di Gradisca

Il Cpr di Gradisca rimane ancora sotto i riflettori. Non solo con le indagini, che proseguono da parte della Procura della Repubblica di Gorizia sulla morte del georgiano Vakhtang Enukidze all’interno della struttura, ma anche nel mondo politico e degli attivisti. Mentre l’attenzione degli inquirenti si è spostata anche sulla quantità e qualità dei farmaci somministrati al georgiano, oggi a visitare il centro sono stati l’onorevole Sabrina De Carlo e la consigliere regionale Ilaria Dal Zovo, entrambe esponenti del M5S, assieme al consigliere regionale di Open Sinistra Fvg Furio Honsell.

“Il Cpr di Gradisca necessita senza dubbio di alcuni interventi e migliorie. Vanno sicuramente rivisti il capitolato che presenta criticità evidenti, ma anche il dispiego di forze dell'ordine che appare sottodimensionato" ha rilevato De Carlo. "È inutile parlare di chiusura tout court del centro, dobbiamo, invece, elaborare una valida alternativa per la gestione dei centri di rimpatrio. È importate riuscire a raccontare la situazione all'interno della struttura senza filtri o montature, evitando così di esasperare gli animi e provocare reazioni negative nella comunità circostante", conclude De Carlo.

“Strutture come il Cpr di Gradisca non sono idonee a svolgere la funzione per cui sono state pensate, non garantendo tranquillità né agli ospiti, né agli operatori, forze dell'ordine comprese”, commenta Dal Zovo.

"I Cpr vanno chiusi perché sono luoghi di disperazione e generatori di violenza e autolesionismo", è il commento di Honsell dopo la visita nella struttura. "Va detto però che malgrado le sbarre, le pareti di plexiglass che fanno pensare ad acquari e la mancanza di progetti di vita per gli ospiti, tutti coloro che vi operano, sia le cooperative che le forze dell'ordine sono ammirevoli per il loro sforzo di rendere meno disumano tale luogo. I numeri proclamano l'inutilità di questi luoghi di concentrazione e reclusione. I rimpatri effettivi sono una piccola percentuale rispetto agli ospitati. Molti di più sono invece coloro che escono per revoca del provvedimento o fuga. L'autolesionismo  e i tentativi di fuga sono infatti frequentissimi. Immaginare di risolvere il problema delle centinaia di migliaia di irregolari in Italia con un migliaio di questi posti è solo propaganda foriera di sofferenza per tutti. Indegna di un Paese civile", conclude Honsell.

Nel frattempo, l’assemblea No Cpr-No Frontiere ha lanciato un appello per “una settimana di azioni e mobilitazioni per la chiusura di tutti i Cpr, per la liberazione immediata delle persone rinchiuse in essi e per Vakhtang”, scrive l’assemblea che invita chiunque a esprimere rabbia e dissenso nei modi che ognuno ritiene opportuno di fare.

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