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Riportare a Cividale i visitatori di un tempo

Il sindaco Stefano Balloch sta per concludere il secondo mandato. Ecco la sua analisi sui problemi e le prospettive per la città ducale

Riportare a Cividale i visitatori di un tempo

Stefano Balloch sta per concludere il suo secondo mandato alla guida di Cividale e traccia in questa intervista un bilancio del lavoro svolto.
Che situazione lascerà al suo successore? “Sicuramente difficile. Covid-19 non ha risparmiato nessuno, anzi ha colpito maggiormente l’economia di città vocate all’accoglienza e al turismo culturale. I numerosi eventi fatti negli anni erano riusciti a trasformarsi in risorse e posti di lavoro e che necessariamente guardando con attenzione a quanto fatto, chi prenderà il mio posto, sarà in grado di mettere in campo per poter ripartire”.
In effetti, Cividale ha puntato molto sul suo patrimonio. Poi è arrivata la Pandemia. Quali ora le prospettive? “Abbiamo avuto l’opportunità di essere protagonisti e favorire anni straordinari per la città; nove anni fa il riconoscimento Unesco, l’inaugurazione del Centro internazionale Vittorio Podrecca e Maria Signorelli , la riapertura al pubblico della casa del 1000, 10 milioni di euro investiti nel monastero di Santa Maria in valle e nel centro visitatori d’avanguardia, sono solo alcuni esempi significativi del lavoro fatto. L’inaugurazione a settembre della mostra permanente a palazzo de Nordis credo darà alla prossima amministrazione il lasciapassare per una nuova fase, che consenta di intercettare e riportare a Cividale migliaia di turisti e ospiti”.
Tanti, come spiegava prima, i progetti realizzati. Quale a suo parere il più significativo? “Non è facile individuarne uno fra le decine che i cittadini hanno vissuto come occasioni straordinarie che mai si erano presentate a Cividale prima di questi miei mandati : dalla tappa di arrivo del giro d’Italia, alla stagione dei grandi eventi inaugurati da Ligabue, agli eventi legati al centenario della grande guerra con i migliaia di alpini o l’attore Luca Zingaretti che ha recitato sul ponte del diavolo. Personalmente, mi sono impegnato a fondo per la nuova viabilità di ingresso a Cividale con un sottopasso ferroviario che toglierà il traffico pesante da un’area ormai a vocazione residenziale, che ha beneficiato di circa 5 milioni e 500 mila euro ottenuti a seguito di un lungo lavoro con ministero e Anas”.
Quale progetto avrebbe voluto realizzare senza riuscirci? “Il collegamento con un percorso intorno al fiume, che volevo riproporre a Cividale dopo averlo osservato ad Austin, la città con la più alta qualità di vita negli Usa, estendendo la passeggiata del centro storico, a partire dal ponte del diavolo e fino al Parco della Lesa, che collegato con una passerella avrebbe unito le frazioni di Cividale e al tempo stesso consentito un circuito naturalistico straordinario intorno a Cividale fino al tempietto longobardo. Mi auguro che questo progetto possa essere realizzato dalle prossime amministrazioni.”.
La città ducale è stata sempre considerata punto di riferimento per le Valli del Natisone. E’ un ruolo tuttora attuale? “Certamente. Purtroppo le logiche politiche e il timore che le peculiarità dei territori o Comuni limitrofi potessero essere soffocate dalle dinamiche attive di Cividale hanno frustrato un percorso sinergico che la collaborazione ha garantito in questi anni; basti pensare a Bimobis con un finanziamento europeo di 1,5 milioni e allo stanziamento ricevuto dall’Uti del Natisone di 2.8 milioni per il Percorso naturalistico dal confine a Pulfero, che abbiamo ottenuto con le nostre progettualità per far capire quanto importante può essere in chiave futura questo binomio”.

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