Home / Politica / Sedici sindaci dell'Isontino contro il Piano Attuativo Locale 2018

Sedici sindaci dell'Isontino contro il Piano Attuativo Locale 2018

"Riforma sbagliata, non abbiamo nulla a che spartire con la Bassa Friulana"

Sedici sindaci dell\u0027Isontino contro il Piano Attuativo Locale 2018

Contro-riforma della riforma, riperimetrazione delle Aziende sanitarie dividendo nuovamente il territorio Isontino da quello della Bassa Friulana, divisione dell'azienda ospedaliera da quella territoriale, assegnazione di poter decisionale ai sindaci che sono i veri intermediari tra sanità e bisogni della cittadinanza. Lo chiedono i sedici sindaci che nell'assemblea riunitasi stamattina hanno votato contro il ‘Pal’ piano di azione locale 2018 dell'Azienda Sanitaria 2. Sedici ‘no’ che sono arrivati in forma trasversale anche da comuni con amministrazione di sinistra e di liste civiche e che rappresentano 126mila cittadini, più del 50% della popolazione servita dall'Ass2. La richiesta sarà rivolta ai nuovi amministratori regionali, a cui si chiederanno precise garanzie e non più solo promesse. "Come fatto finora" ribadiscono i sindaci e i rappresentanti dei comuni di Monfalcone, il sindaco Anna Cisint e l'assessore alla sanità e vicepresidente dell'assembla dei sindaci del mandamento Sebastiano Callari, per Gorizia il sindaco Rodolfo Ziberna e l'assessore e presidente della commissione ristretta sanità Silvana Romano, per Ronchi dei Legionari l'assessore Marta Bonessi, per Fogliano Redipuglia il sindaco reggente Daniele Dreossi, per Dolegna il vicesindaco Enzo Giardini, per Cormons il vicesindaco Antonietta Fazi, per San Pier d'Isonzo la consigliere comunale Anna Benfatto, riuniti nel palazzo comunale di Fogliano Redipuglia, "per ragioni di baricentricità" ha spiegato Dreossi.

Arrabbiati e decisi ad avere potere vincolante sulle decisioni che riguardano la salute dei loro cittadini, gli amministratori comunali e i loro rappresentanti, hanno voluto sottolineare che "il voto chiesto al Pal è una farsa, visto che il piano è stato approvato già prima dell'assemblea dei sindaci e che ha avuto il voto positivo solo dei sindaci del Pd. Ma è una farsa che chiarisce come l'aria è cambiata". Tutti concordi nel ribadire anche che “la riforma sanitaria di Serracchiani, Telesca e Bolzonello è fallita e ha fatto dei danni enormi alla sanità regionale, che un tempo era la seconda in Italia per qualità e valore e che ora è scesa all'ottavo posto".

"Un fallimento che è stato confermato anche dalla dirigenza dell'azienda sanitaria che nelle slide ha parlato di fuga dei residenti verso altre strutture regionali, calo della fiducia dei cittadini, effetti negativi su bilancio aziendale, peggioramento del clima interno, incertezza sul destino delle strutture in cui i dipendenti lavorano, mission non chiare. Quello che ci rammarica di più però - ha detto Cisint - è che tutto ciò vada a scapito dei cittadini. Il Pal è la mera applicazione di una riforma che ha creato dei buchi neri nella sanità, che cercheremo di recuperare con la prossima amministrazione regionale: al candidato presidente chiederemo di modificare subito la riforma. Non abbiamo niente a che spartire con il territorio della Bassa Friulana e non possiamo pensare che i nostri anziani vadano fino a Latisana per fare degli esami urgenti. Non riusciranno a dividerci, perché siamo compatti”.

Il Pal non chiarisce né entità delle risorse, né tempi di realizzazione di "promesse che ci sono già state fatte e che non sono mai state concretizzate" ha proseguito Ziberna, che ha chiarito di parlare a nome della comunità e non dei rispettivi comuni e ha puntato il dito anche contro la scelta di organizzare i Cap, centri di assistenza primaria con gli studi associati dei medici di famiglia, che lasciano sguarnito il territorio, a scapito delle fasce deboli, come gli anziani, contro la mancanza di programmazione soprattutto in tema di Rsa "in un territorio che ha una forte rpesenza di popolazione anziana e che non dà risposte neanche sull'hospice impedendo di dare decoro e dignità a chi è nella fase terminale della vita". Cormons chiede "più servizi sul territorio: da tempo diciamo che abbiamo le strutture adatte ma non ci sono mai state date risposte".

Acceso l'intervento di Sebastiano Callari che, anche in quanto medico in forza all'ospedale di Gorizia, ha riferito che "gli ospedali di Gorizia e Monfalcone stanno scoppiando perché dal pronto soccorso non si sanno dove mettere i pazienti. Il sistema è ormai schizofrenico e le persone si stanno rivolgendo sempre più alle strutture private. Se ancora combattiamo è grazie alla resilienza degli operatori sanitari che credono nella loro missione".

Romano, dal canto suo, ha ricordato che da tempo l'amministrazione di Gorizia, dove vivono 9500 ultra75enni, chiede di attivare un sistema di trasporti per gli anziani che devono ricorrere alle cure sanitaria "ma non abbiamo mai avuto risposte, così come non c'è stata risposta nella richiesta di nominare i componenti delle commissioni per la valutazione media e per la disabilità".

0 Commenti

Cronaca

Economia

Sport news

Cultura

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori