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Antinfluenzale, ecco chi dà il cattivo esempio

Friuli occidentale. Un primo bilancio: quest’anno meno del 20% del personale sanitario dell’Azienda 5 si è sottoposto al vaccino contro i virus, ma in passato la situazione era anche peggiore

Antinfluenzale, ecco chi dà il cattivo esempio

Il tema vaccini non riguarda solamente quelli destinati ai più piccoli. Anche i virus dell’influenza, con i quali dobbiamo fare i conti ogni anno, possono portare a complicazioni serie nei soggetti più a rischio, anche la morte. Due i casi nel Friuli occidentale: il primo a gennaio, un 68enne di Cusano di Zoppola, il secondo pochi giorni fa, una 69enne di Casarsa.

Ma qual è stata la copertura vaccinale della stagione influenzale ormai arrivata agli sgoccoli? “L’obiettivo - spiega Massimo Crapis, responsabile dell’Unità operativa di malattie infettive dell’Azienda sanitaria 5 - era di raggiungere il 75% degli ultra sessantacinquenni, tuttavia siamo riusciti ad arrivare al 60%, in linea con la copertura regionale che ha toccato il 59%. Un risultato comunque migliore rispetto a un anno prima, quando ci eravamo fermati al 55%”.

Va detto che il vaccino non esclude del tutto la possibilità di contrarre la malattia, ma chi si è sottoposto a questa azione svilupperà comunque una forma molto più lieve e meno problematica.
Se si vanno a guardare i dati del personale impiegato nell’Aas5, però, si nota come i numeri della copertura anti influenzale siano decisamente più bassi. Già, perché nei mesi a cavallo tra 2018 e 2019 i dipendenti vaccinati erano 253 in tutto, circa il 20% del totale. Meglio di un anno prima, quando le persone sottoposte al vaccino erano 152. Insomma, la copertura è cresciuta del 66%, ma resta comunque molto bassa.

Entrando nel dettaglio, a essere vaccinati erano 123 medici su 300, il 41%, ma il dato che desta più stupore è quello relativo agli infermieri e agli operatori socio sanitari. A essersi sottoposti alla cura preventiva sono stati 63 infermieri su circa mille (il 6,3%) e 16 operatori su circa 500 (appena il 3,2%).
C’è da dire che non tutti i dipendenti hanno a che fare direttamente con il paziente. Alcuni medici, per esempio, lavorano nei laboratori e il rischio che loro contagino chi è ricoverato è molto basso, ma i numeri restano comunque troppo esigui.

“Questo è un grosso problema - afferma Crapis - perché è da qualche anno che cerchiamo di sensibilizzare il personale dipendente. La loro vaccinazione ha un duplice effetto: la protezione del dipendente stesso (ma è più una decisione personale), e la protezione del paziente. Anche a Pordenone, purtroppo, alcune persone entrano in reparto per altri motivi e poi sviluppa l’influenza (è accaduto quest’anno che una paziente entrata nell’ospedale di Pordenone per altri motivi abbia contratto qui l’influenza e sia poi stata ricoverata in terapia intensiva, ndr). Non possiamo avere la certezza che a passare il virus sia stato il personale, dal momento che la causa potrebbe essere attribuita alle visite dei familiari, ma se ergiamo una barriera da parte degli operatori sanitari riduciamo di molto questo rischio. Speriamo di trovare nei prossimi anni le chiavi giuste per poter invogliare e sensibilizzare il personale e portarlo alla vaccinazione, azione che ritengo doverosa da un punto di vista deontologico”.

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