Home / Spettacoli / 'L'importanza di chiamarsi Ernesto' si fa in quattro

'L'importanza di chiamarsi Ernesto' si fa in quattro

Il Teatro dell’Elfo porterà in Friuli Venezia Giulia l'opera di Oscar Wilde, una 'commedia frivola per gente seria'

'L'importanza di chiamarsi Ernesto' si fa in quattro

Inizia da un teatro che la ha vista spesso protagonista, la tournée nel Circuito ERT della compagnia del Teatro dell’Elfo. La storica formazione milanese porterà per quattro date in Friuli Venezia Giulia L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde. La “commedia frivola per gente seria” sarà lunedì 4 febbraio all’Auditorium Centro Civico di San Vito al Tagliamento (ore 20.45) per poi spostarsi per due serate al Teatro Comunale di Monfalcone – martedì 5 e mercoledì 6 febbraio, ore 20.45 – e concludere la breve permanenza in regione giovedì 7 febbraio alle 20.45 al Teatro Luigi Candoni di Tolmezzo. Regia, scene e costumi sono di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, mentre sul palco saliranno alcuni nomi storici della compagnia: Ida Marinelli, Elena Russo Arman e Luca Toracca, assieme a Nicola Stravalaci, Giuseppe Lanino, Riccardo Buffonini, Cinzia Spanò e Camilla Violante Scheller.

L’allestimento dell’Elfo ha scelto di presentare il nome del titolo barrato per evidenziare la virtuale impossibilità di una corretta traduzione dell’originale The Importance of Being Ernest; i traduttori ci hanno provato con Ernesto, Franco, Onesto, Probo senza mai risultare convincenti.
E già nel titolo, quindi, si riscontra il tratto distintivo del lavoro, un’ironia caustica e brillante che svela la falsa coscienza di una società che mette il denaro e una rigidissima divisione in classi al centro della propria morale.

«Il rovesciamento paradossale del senso – spiegano i registi - è l’espediente più usato dall’autore che ci appare così, a una prima lettura, come un precursore del teatro dell’assurdo, mentre in realtà è impegnato a smontare con sorridente ferocia i luoghi comuni su cui si fonda ogni solida società borghese: ‘Quel che Dio ha diviso, l’uomo non cerchi di riunire’, ‘L’antico e tradizionale rispetto dei vecchi per i giovani è morto e sepolto’ e ancora ‘Sono convinta che il campo d’azione di un uomo debbano essere le mura domestiche; ogni qualvolta un uomo comincia a trascurare i suoi doveri casalinghi, diventa penosamente effeminato’».

Il linguaggio inventato da Wilde diventa la base su cui si fonda l’umorismo queer, un umorismo che, attraverso l’epoca d’oro della commedia hollywoodiana, è arrivato fino a noi, anche attraverso popolari serie televisive, senza perdere freschezza e causticità.
Per restituire “l’allegra cattiveria” di Wilde, impersonificata soprattutto dai due scapestrati Jack e Algernon, i registi hanno trasformato il palcoscenico in un foglio bianco su cui risaltano i “colori” dei personaggi.

0 Commenti

Cronaca

Economia

Politica

Sport news

Cultura

L'APPELLO

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori