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Per gli artisti è un grande ufficio stampa fai-da-te

Prima che nascesse Facebook, mille anni fa, per le rapide evoluzioni del mercato, la musica arrivava in rete attraverso canali perlopiù illegali

Per gli artisti è un grande ufficio stampa fai-da-te

Prima che nascesse Facebook – mille anni fa, per le rapide evoluzioni del mercato -, la musica arrivava in rete attraverso canali perlopiù illegali. Dal 2004 a oggi, tutto è cambiato: le grandi etichette (le major) sono praticamente scomparse, il download illegale è stato reso inutile e surclassato dallo streaming e Facebook è diventato una sorta di grande ufficio stampa ‘fai da te’ per quasi tutti gli artisti. Se la gestione di un sito internet ben fatto richiedeva investimenti, Facebook ha permesso a cantanti, band, attori, compagnie, stagioni teatrali, ecc. di farsi pubblicità da sé, in forma quasi esclusiva. Scomparsi, o quasi, i canali tematici come Bandstand, palestra per musicisti più o meno senza contratto, e i blog, che sono stati trasferiti sulla timeline giornaliera dagli artisti più ciarlieri, Facebook è diventato ‘il’ contenitore di praticamente tutto.
Foto, backstage, scalette, piccole
esibizioni (ricordate i video fatti in casa da Vasco?)  e live interi: tutto può arrivare sul social targato Zuckenberg – grazie anche alla presenza di YouTube, sostanzialmente l’unico mezzo ammesso per ascoltare musica sul social -, appiattendo sempre più la differenza tra grandi, medi e piccoli artisti. Tranne che nei numeri: se Vasco ha 4 milioni di ‘mi piace’ nella sua pagina ufficiale, Laura Pausini ne conta quasi 7 e la nostra Elisa si sistema ai piani alti della classifica con 1,5 milioni. Dieci volte di più rispetto a una band regionale, ma di livello nazionale, e con 25 anni di carriera, come i Tre allegri ragazzi morti, tanto per spiegare il rapporto numerico. Però con i like non si fanno gli stessi affari (leggi: soldi) che arrivano con album e biglietti venduti , anche se ‘tutto conta quando i numeri sono alti’, e le case discografiche sono al lavoro per garantire i diritti alla musica protetta, rendendo sempre più difficile – ma, per ora, non impossibile – usare e diffondere opere protette da copyright. O perlomeno, garantendo ai titolari, gli artisti, la possibilità di guadagnarci.

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