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Senza lo strumento in aereo, non si suona

Il problema non investe solo i musicisti professionisti, ma anche il mondo dei festival musicali. La testimonianza di Enzo Favata

Senza lo strumento in aereo, non si suona

Ogni giorno porto il mio strumento musicale con me in giro per il mondo, per suonare. Ora l’Enac, ente nazionale per l’aviazione civile, ha deciso per ragioni di sicurezza legate a diffusione e contenimento del Covid-19 che non è più possibile portarlo a bordo e metterlo nelle cappelliere, alla pari di tutti gli altri bagagli a mano. Io sono sardo, abito in un’isola e per me l’unico modo di muovermi per lavorare è l’aereo.

Il mio sax soprano, così piccolo, mi dà la possibilità di esprimere la mia arte e di lavorare. Volo da 30 anni e se dovessi fare il calcolo di quanto tempo ho passato in aereo e negli aeroporti, sarebbero mesi e mesi. Ora, chiunque abbia un po’ di buon senso può comprendere che, in un volo con molti passeggeri, la percentuale dei musicisti professionisti è molto bassa, quindi il rischio è minimo. Costringere i musicisti a mettere in stiva strumenti non ingombranti, che sino a ieri occupavano un piccolo spazio in una cappelliera, vuol dire far spedire oggetti del valore di decine di migliaia di euro a rischio e pericolo di chi viaggia (in caso di smarrimento, è previsto un rimborso di poche decine di euro al Kg!). Chi viene da un’isola, poi, è discriminato rispetto a chi può prendere un auto, un treno o un qualsiasi mezzo su strada.

Ad agosto, dovrei girare l’Italia con un nuovo progetto, che comprende il mio amico friulano, il batterista U.T. Gandhi, e un altro con il trombettista Roy Paci, pure lui ‘isolano’. Il problema non investe solo noi musicisti professionisti, che per volare dovremmo comprare due biglietti aerei - uno per noi e uno per lo strumento - , ma anche il mondo dei festival musicali, che lentamente si sta riprendendo e in alcune zone come la mia Sardegna è un volano importante dell’economia. Chiunque verrà a suonare, in pratica, costerà il doppio. E dire che le soluzioni pratiche ci sarebbero: basterebbe dichiarare al check in di avere come bagaglio a mano lo strumento per ragioni professionali, consegnarlo al personale a bordo già preavvisato, entrare in cabina per primi e uscire per ultimi, senza toccare lo strumento e fare movimenti ‘contagiosi’. La musica però deve circolare, perché è un immenso tesoro per tutti.

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