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A Udin Jump Development il triplice record

Mercoledì 29 al PalaIndoor sarà ricordata anche l'impresa firmata da Massimo Di Giorgio, Bruno Bruni e Oscar Raise

A Udin Jump Development il triplice record

Il Meeting Intrernazionale Udin Jump Development 2020, in programma al palaIndoor Ovidio Bernes mercoledì 29, porterà i grandi nomi del salto in alto internazionale in Friuli, terra di saltatori, di grandi atleti, soprattutto patria di una delle scuole di salto più feconde e frizzanti della storia dello sport italiano.

Il Meeting sarà anche l'occasione per ricordare e rinfrescare la memoria collettiva sui grandi risultati ottenuti dagli atleti friulani, addirittura con l'abbraccio del più grande saltatore di tutti i tempi al mondo, il cubano Javier Sotomayor.

La ricorrenza è a maggior ragione felice considerando che sono passati da poco 40 anni dal settembre del 1979, quando l'udinese Massimo Di Giorgio, assieme al cordovadese Bruno Bruni e al piemontese Oscar Raise fu il protagonista di una gara, allo stadio Dallara di Bologna, entrata di diritto nella leggenda dello sport azzurro. Tre atleti, nella stessa gara, capaci di raggiungere il record italiano a 2.27 rappresenta un unicum, che val la pena rievocare ancora oggi.

"Il 19 settembre del 1979 - ricorda proprio Di Giorgio, che è tra gli organizzatori di Udin Jump Development, assieme ad Alessandro Talotti, Mario Gasparetto, la Libertas Udine e il Coni Fvg -, in un classico meeting di fine stagione outdoor, in una serata caldissima e con poca gente rimasta sugli spalti perché la gara era andata per le lunghe, io, Oscar e Bruno siamo riusciti a saltare 2 metri e 27 centimetri. Qualche mese prima, proprio Bruni aveva saltato 2,26 e anche io avevo poi raggiunto quell'altezza. La magia di quella serata a Bologna, però, ci permise di provare qualcosa di importante: sugli spalti c'era pure Lucio Dalla, che poi scese a premiarci. Il ricordo di quella serata è indelebile nella mia memoria".
"Io mi ricordo l'atmosfera - continua Oscar Raise -: eravamo rilassati perché era una gara di fine stagione, eppure tutti eravamo concentrati sul tentativo di record. Nei mesi precedenti, saltavamo tutti attorno ai 2,25 e provavamo a migliorare. Io a Bologna avevo fatto il militare ed ero emozionato dal tornare a gareggiare là, sapendo che c'era anche Lucio Dalla in tribuna. Conservo ancora il disco in vinile che mi regalò, con l'autografo".

"In genere - scherza Bruno Bruni - vincevo quasi sempre io, tranne nelle gare che contavano: quelle importanti le perdevo. Massimo e Oscar superarono i 2,27 al secondo tentativo, io al terzo. Fu una serata particolare e se ne parliamo ancora, a distanza di oltre quarant'anni, vuol dire che davvero rappresentò qualcosa di unico".

Quarant'anni e qualche mese dopo quel settembre del 1979, lo sport italiano ha poi perso uno dei suoi personaggi più di spessore: lo scorso novembre è scomparso quell'Elio Locatelli che era l'allenatore di Raise e uno dei tecnici che più contribuirono allo sviluppo della scuola azzurra. Udin Jump Development 2020 sarà anche la migliore occasione per ricordarlo. "Stavamo progettando di incontrarci con Elio - spiega Di Giorgio - proprio nei giorni in cui cadeva il quarantesimo anniversario di quella serata a Bologna, ma non si concretizzò l'opportunità e poi, purtroppo, le sue condizioni di salute si sono aggravate. Era un maestro, un uomo di grande personalità, sotto tanti aspetti un precursore che portava entusiasmo, competenza e professionalità nell'atletica".

"Elio Locatelli - aggiunge Raise, che era suo allievo - era un vulcano iperattivo, con mille interessi. Passavo pomeriggi ad aspettarlo al campo di atletica perché si occupava anche di salto in lungo e di altre discipline: era soprattutto un preparatore, senza una specifica specializzazione nel salto in alto, però era capace di studiare molto le scuole tecniche che allora andavano per la maggiore, tipo Russia e Germania, e ci proponeva di sperimentare cose nuove. Proprio alla fine degli anni Settanta, lo stile Fosbury stava soppiantando quello ventrale ed Elio fu tra i principali fautori del cambiamento. Poi ci faceva provare macchine di allenamento e mille altri metodi per migliorare: non ci si annoiava mai".

A proposito di scuola, visti i risultati ottenuti e i tanti campioni friulani emersi, è innegabile che Udine sia una delle capitali del salto in alto italiano e non solo: non può essere solo una felice coincidenza. "Intanto - osserva Bruni - il friulano è generalmente più alto degli altri e quindi, almeno agli inizi, è stato favorito da questo aspetto. Poi è chiaro che non sia solo questo il motivo: la presenza di maestri e tecnici di alto livello, da Zanon ad Anzil, a Del Forno ha dato una spinta decisiva allo sviluppo della disciplina. Un po' come è successo a Modena per la pallavolo, Udine ha sfruttato una combinazione di tanti fattori per generare una scuola tecnica di valore assoluto".

"Nei miei anni da atleta e anche successivamente - conferma Raise - a Udine c'era la migliore scuola italiana di salto in alto. Con Del Forno ed Erminio Azzaro (marito di Sara Simeoni, ndr) si saltava ancora ventrale, ma Di Giorgio si propose sulla scena con il Fosbury, ottenendo subito ottimi risultati. I tecnici di allora, tra i quali io ricordo il professor Anzil, ebbero una grande importanza in tutto questo. Mi farà molto piacere tornare a Udine in occasione del Meeting e salutare i vecchi amici".

Bruno Bruni, Oscar Raise e Massimo Di Giorgio si ritroveranno al palaIndoor per Udin Jump Development 2020: quarant'anni dopo, le emozioni saranno sicuramente le stesse di quel 19 settembre a Bologna.

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