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Al via i saldi... ma che confusione!

Dal 7 gennaio anche in Fvg partono le vendite scontate. Ma Consumatori Attivi mette in guardia sul rischio fregature

Al via i saldi... ma che confusione!

Dal 7 gennaio anche in Friuli Venezia Giulia partiranno i saldi. "In realtà - commenta Barbara Puschiasis, presidente di Consumatori Attivi - non più tanto attesi viste le molteplici vendite scontate alle quali assistiamo nel corso delle stagioni. Quest’anno, oltre alla gran confusione sui prezzi data dal mancato controllo da parte dei consumatori tempo per tempo dei prodotti di proprio interesse a causa della ben poca frequentazione dei negozi per l’emergenza Coronavirus, si somma anche la confusione tra le regole delle vendite on line e quelle delle vendite nei negozi fisici".

"Le previsioni sull’andamento dei saldi non sono assolutamente rosee, anzi, tendono al nero. Secondo il nostro osservatorio segneranno un risultato negativo rispetto al precedente anno che certamente non sarà d’aiuto a un settore dove, secondo le stime della Federazione Moda Italia-Confcommercio, su 115mila punti vendita del fashion almeno 20mila rischiano di abbassare le serrande. I fatturati delle imprese subiranno una flessione importante, con un calo di oltre 20 miliardi di euro di consumi. Anche

l’occupazione ne risentirà duramente, con una perdita stimata di 50mila posti di lavoro su 310mila complessivi", prosegue Puschiasis.

"Uno scenario drammatico dove ci attendiamo anche che i comportamenti scorretti non saranno una rarità. Parliamo ovviamente di finti sconti, di prezzi ritoccati e di merce non della stagione corrente. In tempi di crisi, ovviamente, più di qualcuno penserà di ingegnarsi per poter portare a casa più soldi possibili. Dall’altra parte, però, il consumatore deve essere accorto avendo ormai diversi strumenti per misurare sia il grado di affidabilità del venditore online o fisico, sia la qualità e il prezzo del prodotto. Necessario è poi tenere presente che gli acquisti di beni di consumo in negozi fisici hanno regole diverse da quelle online almeno principalmente per quanto riguarda il diritto di ripensamento".

"Negli acquisti online, a distanza e fuori dai locali commerciali, è prevista la possibilità per il consumatore di recedere ossia ripensare al proprio acquisto e restituire il bene al venditore 'annullando' così la vendita praticamente senza costi. Il termine per esercitare tale diritto è di 14 giorni dal momento in cui il bene viene ricevuto dal consumatore. Nelle vendite online viene data anche la possibilità di cambiare taglia o modello sempre e comunque entro i 14 giorni dalla consegna. Tale termine può essere anche esteso convenzionalmente in base alla 'gentile concessione' del venditore. Tali diritti non sono contemplati nelle vendite nei negozi fisici anche se sempre più venditori concedono la possibilità all’acquirente di cambiare la merce se l’acquisto si è rivelato poi sbagliato", spiega Puschiasis.

Quindi ecco le regole di questi strani saldi ai tempi del Covid

1. Distanziamento sociale - Va mantenuta la distanza di almeno un metro tra i clienti in attesa di entrata e all'interno del negozio (salvo eventuali ulteriori prescrizioni regionali).

2. Disinfezione mani - Prima di toccare i prodotti è obbligatoria la pulizia delle mani attraverso le soluzioni igienizzanti messe a disposizione degli acquirenti.

3. Mascherine - I clienti devono obbligatoriamente indossare la mascherina, così come i lavoratori in tutte le occasioni di interazione con i clienti stessi.

4. Affissione dei cartelli nei negozi - Cartello sul numero massimo di clienti contemporaneamente ammessi e permanenza degli stessi nei negozi in tempi di Covid-19.

5. Prova dei capi - Non c’è obbligo. È rimessa alla discrezionalità del negoziante. Prima di effettuare la prova vanno disinfettate le mani e, durante la prova dei prodotti, va sempre indossata la mascherina anche nei camerini.

6. Prodotti in vendita - I capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.

7. Indicazione del prezzo - Obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.

8. Cambi - La possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (artt. 130 e ss. d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, Codice del Consumo) oppure che l’acquisto avvenga online. Nel caso in cui il bene, dopo l’acquisto, riveli dei vizi, scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, sarà tenuto alla riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.

9. Pagamenti - Le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante (anche se al momento non ci sono sanzioni per chi si rifiuta) e, in ogni caso, vanno favorite modalità di pagamento elettroniche.

10. Riparazioni - Qualora il prodotto acquistato in saldo debba prevedere modifiche e/o adattamenti sartoriali alle esigenze della clientela (es. orli, maniche, asole, ecc…) il costo è a carico del cliente, salvo diversa pattuizione. L'operatore commerciale dovrà darne preventiva informazione al cliente.

"Necessario è che si ripensino le regole sui saldi che, così come sono, non hanno più senso né per chi vende né per chi acquista. O viene disposta una totale liberalizzazione dei prezzi, ma ciò condurrebbe paradossalmente al far west del commercio e a un disorientamento del consumatore che alla fine farebbe acquisti solo valutando il prezzo e alimentando ciò il mercato della contraffazione e del falso, oppure si definiscono periodi precisi durante l’anno in cui i commercianti possono applicare sconti anche al fine di ottenere ossigeno sia loro che i consumatori con acquisti convenienti. Interessanti infatti sono le esperienze del Black friday e del Cyber monday. Inoltre necessario è estendere il diritto di recesso anche alle vendite nei locali commerciali al fine di uniformare i diritti e non creare irrazionali meccanismi di concorrenza", conclude la presidente di Consumatori Attivi.

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