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La proprietà non è più inviolabile

Blocco degli sfratti. Il provvedimento del Governo riguarda centinaia di procedimenti in Fvg e crea grossi problemi a chi ha dato in affitto una propria casa

La proprietà non è più inviolabile

C’era una volta la proprietà, verrebbe da dire visto cosa sta accadendo ai proprietari di immobili alle prese con un inquilino moroso. Il decreto “Mille proroghe” appena licenziato dal Governo ha imposto l’ennesimo blocco, fino al prossimo 30 giugno, degli sfratti dovuti al mancato pagamento dell’affitto. Il provvedimento è stato adottato in teoria per aiutare chi non è in grado di pagare il canone a causa dell’emergenza, ma è oggetto di dure contestazioni da parte delle associazioni di categoria dei proprietari, perché di fatto non fa altro che proseguire un blocco che dura ormai da un anno e mezzo e riguarda in gran parte procedimenti avviati ben prima dell’emergenza sanitaria.

Tribunali fermi
Il problema nella nostra regione è meno pesante che altrove anche perché, in questi ultimi anni, come ci ha spiegato il vice presidente nazionale di Confedilizia, l’avvocato udinese Paolo Scalettaris, le procedure di sfratto sono calate progressivamente, ma si parla comunque di centinaia di casi.

“Nel corso degli anni i contratti di locazione abitativa - conferma Scalettaris - si sono ridotti e sempre più cittadini hanno acquistato l’immobile nel quale vivono. In Fvg, inoltre, i contratti tendevano a concentrarsi molto sulle locazioni brevi, riservate a studenti o a lavoratori, contratti che per loro natura hanno una durata breve e difficilmente rendono necessari gli sfratti a differenza delle locazioni ordinarie. Inoltre in molti proprietari c’è una sorta di ritrosia a promuove lo sfratto anche se l’inquilino non paga il canone, nell’illusione che prima o poi regolarizzi la sua posizione, perché la considerano una strada molto onerosa e tortuosa e dunque si ricorre al procedimento solo se inevitabile. Nel 2019 in Friuli-Venezia Giulia gli sfratti convalidati, secondo il Ministero dell’Interno, sono stati 795, in riduzione del 14% rispetto all’anno precedente. Le esecuzioni dello sfratto invece, sempre nel 2019 sono state 482 in riduzione del 20,6% rispetto al 2018. Nel caso della provincia di Udine parliamo di 294 sfratti convalidati dei quali 126 per morosità a Udine e 142 per morosità sul territorio. Ne sono stati eseguiti sempre nel 2019 166 sfratti con una riduzione del 30,5% in meno rispetto al 2018”.
Questa situazione potrebbe tuttavia cambiare sostanzialmente dopo l’arrivo dell’emergenza. Nel 2020 il Governo ha sospeso l’esecuzione di tutti i provvedimenti di rilascio a partire dal 17 marzo, inizialmente fino al 30 giugno, sospensione prorogata fino all’ultimo provvedimento che blocca tutto, anche le esecuzioni immobiliari e non solo gli sfratti, fino al prossimo giugno.

Fronti contrapposti
Se i sindacati degli inquilini difendono il provvedimento, Confedilizia lo considera invece una profonda ingiustizia: “Perché l’inquilino moroso nei cui confronti un giudice abbia convalidato lo sfratto - sottolinea Scalettaris - continua a occupare l’immobile, mentre il proprietario non percepisce un centesimo e anzi deve pagare le tasse e addirittura le spese condominiali. Abbiamo ribadito che questa situazione produce un effetto devastante sul piano generale dato che, quando si crea la condizione per cui si allenta la percezione della necessità di rispettare gli obblighi imposti dai contratti, si assiste a una sorta di disgregazione della società. C’è poi un’altra disparità di trattamento: tutti gli indennizzi previsti per fra fronte all’emergenza hanno comportato un’assunzione da parte della comunità degli oneri causati dalle difficoltà di molte categorie, ma ciò non è avvenuto nel caso dei proprietari ed anzi si è creata la condizione per cui le difficoltà dell’inquilino sono state lasciata sulle spalle esclusivamente del proprietario che deve farsi carico dei disagi dell’emergenza, in pieno contrasto con il principio di condivisione dei problemi, che invece avrebbe dovuto far sì che fosse lo Stato a sopperire al mancato pagamento del canone”.
“Come se non bastasse - continua il rappresentante di Confedilizia - gran parte dei provvedimenti di sfratto sospesi hanno poco o nulla a che vedere con l’emergenza, anche perché le procedure durano alcuni mesi e, come se non bastasse, l’anno scorso i tribunali hanno rallentato molto l’attività. Dunque gli sfratti dichiarati nel 2020 e tuttora bloccati, derivavano da provvedimenti assunti ben prima del marzo dell’anno scorso. Si tratta davvero di un rinvio inspiegabile e censurabile sotto ogni profilo. Tutto è destinato a restare bloccato fino almeno all’ultima parte dell’anno anche perché ci sarà il periodo estivo e difficilmente ci saranno provvedimenti ma ci si troverà a un certo punto in una condizione di ingorgo con il risultato di dilazionare ulteriormente i tempi a causa degli inevitabili rallentamenti”.

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