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Nespoledo celebra Sant'Antonio

A Lestizza, entra nel vivo la centenaria festa. Domenica 19 gennaio la giornata clou

Nespoledo celebra Sant'Antonio

Entra nel vivo la centenaria Festa di Sant'Antonio a Nespoledo che, dopo l’anteprima di venerdì 10 e sabato 11, vivrà il suo momento clou da venerdì 17 a domenica 19 gennaio. Nespoledo (in friulano Gnespolêt) è una frazione del comune di Lestizza, di circa 650 abitanti; il suo nome deriva dall'albero da frutto, il nespolo appunto, presente in grande quantità sul territorio fino all'inizio del ‘900.

Si parte venerdì 17 con la gara di briscola e il primo torneo di burraco nella palestra comunale. Sabato alle 20.45 il 18esimo concerto di Sant’Antonio con il coro virile ‘Nuove voci’ e la Cantoria San Martino di Nespoledo, il coro alpino di Passons e il coro Picozza di Carpacco.

La tradizionale Festa di Sant’Antonio culminerà domenica 19, dalle 10, con la processione della statua del Santo che, dalla chiesetta campestre a lui intitolata, sarà portata a spalla per circa un chilometro fino alla chiesa parrocchiale dai giovani del paese (solitamente i coscritti). Dopo la messa e la cerimonia, i portoni che si affacciano sul viale del borgo e sulla piazza saranno aperti e nei cortili interni saranno offerte le specialità culinarie locali e i prodotti di stagione… Segue poi la ricchissima lotteria.

La chiesa di Sant'Antonio Abate, originaria succursale campestre, di cui non rimane traccia, risale al XVI secolo. La devozione al Santo è molto antica; cominciò, infatti, già nei secoli III-IV e si diffuse in modo particolare tra il popolo, che faceva ricorso a lui contro la peste, contro i morbi contagiosi e contro il cosiddetto "fuoco di Sant'Antonio". L'attuale edificio si colloca certamente alla fine del XVIII secolo, anche se il pronao neo-classico, con frontone triangolare poggiante su colonne cilindriche, pare un'aggiunta posteriore. La chiesa ha pianta rettangolare con abside poligonale; sul fianco destro si nota un avancorpo che include una cappella. All'interno, i soffitti, le cornici e le lesene risalgono ai restauri ottocenteschi; vi sono conservati anche alcuni ex voto sette-ottocenteschi, ingenue ma fresche testimonianze di una profonda devozione popolare.

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