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L'Europa marcia divisa sugli impianti sciistici

Anche la Germania ha annunciato l'intenzione di non riaprire le piste. Ma l'Austria tiene il punto

L\u0027Europa marcia divisa sugli impianti sciistici

Serve una risposta coordinata dell'Europa sulle piste da sci. Questa la posizione dell'Italia, che sarebbe propensa a una chiusura degli impianti sciistici ma teme che l'eventuale apertura in Austria e quella già effettiva in Svizzera, possano provocare un danno economico al settore sulle nostre montagne, oltre a favorire una 'fuga all'estero' dei turisti, con conseguente difficoltà nel tracciamento di eventuali casi di ritorno.

Anche il governo federale tedesco intende muoversi per far sì che gli impianti sciistici restino chiusi in tutta Europa. Ad annunciarlo, al Bundestag, è stata la cancelliera Angela Merkel sottolineando tuttavia come Vienna non sembri intenzionata ad associarsi a questo processo.

Nel frattempo, anche Bruxelles non sembra 'preoccuparsi' del problema. "Non ci sono raccomandazioni specifiche sullo sci, le nostre raccomandazioni per la sicurezza sanitaria, in termini di rafforzamento del coordinamento tra gli Stati, sono orizzontali, riguardano per esempio le regole sul distanziamento, sull'uso delle mascherine, si tratta di raccomandazioni che devono essere applicate a tutti i settori a seconda delle loro specificità", ha detto il portavoce della Commissione Ue Stefan de Keersmaecker. Della serie, la competenza sulle scelte di apertura o chiusura degli impianti è nazionale, non della Ue.

"L'Austria è contraria alla chiusura degli impianti sciistici, la Slovenia, che ha appena prorogato il lockdown, ha annunciato che prima di pronunciarsi aspetterà le raccomandazioni dell'Unione europea. Raccomandazioni di cui a Bruxelles non sono molto convinti", commenta il deputato di Forza Italia Roberto Novelli.

"In Italia invece pare tutto deciso. Il risultato sarà che gli italiani che lo vorranno potranno andare all'estero a sciare per poi tornare in Italia. Con il rischio di importare il virus. E nel frattempo il comparto legato al turismo invernale pagherà un prezzo carissimo. Poche garanzie dal punto di vista sanitario, molti danni dal punto di vista economico: non propriamente un bel risultato per il nostro governo e per l'Unione europea", conclude Novelli.

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