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Leon ciudad heroica

Città ribelle e politica del Nicaragua, in cui la gente prega i poeti qui sepolti. Dopo gli anni della lotta armata nulla è cambiato

Leon ciudad heroica

León, nel nord ovest del Nicaragua, non è una città qualsiasi, è la ‘ciudad heroica’. Non la si può giudicare solo attraverso la manciata di chiese di epoca coloniale che ne imbellettano piazze e incroci. La città, con la sua anima profondamente ribelle e politicizzata, va ascoltata più che vista.
Il gioiello architettonico della città, la cattedrale, è bagnata dagli ultimi e più docili raggi di sole. Una struttura tozza dà l’idea di un edificio robusto. Tanto robusto da resistere ai tremori della terra che altrove in Nicaragua hanno portato macerie. Non solo è la più grande cattedrale di tutto il Centro America ma ha avuto un ruolo strategico nelle rivolte contro i conservatori del 1824 e, più recentemente, nei combattimenti tra i sandinisti e le forze di Somoza. Dietro la facciata neoclassica, a quest’ora velata di un giallo aureo, si trovano le tombe dei poeti figli di León.
Rubén Darío, Alfonso Cortes e Salomon de la Selva sono stati sepolti qui e, dopo aver deliziato i nicaraguensi a suon di versi, vengono ora riveriti con preghiere e segni della croce.

Quanto tempo abbia passato sotto le navate a osservare i pochi fedeli segnarsi davanti al leone in marmo che fa da guardia alla tomba di Rubén Darío, non sono in grado di dirlo. L’unica cosa certa è che una volta fuori, la notte avvolge León e le bancarelle con cibo e bevande hanno iniziato a fare affari sulla piazza principale.
A ogni passo sembra che i miei occhi caschino su qualche cosa che riporta la mente alla lotta contro la dittatura di Somoza e, proprio mentre fotografo l’ennesimo murales sotto il quale capeggia la scritta “Per la libertà abbiamo lottato e ora giuriamo di difenderla”, Daniel si presenta dando sfoggio di un inglese perfetto.
Dietro gli occhiali da vista brillano due occhi neri e vispi, in testa una chioma di ricci disordinati su cui si inizia ad intravedere una stempiatura marcata. A prima vista pare ben più vecchio dei suoi ventidue anni, solo l’esuberanza e la vitalità gli restituiscono l’età che l’aspetto fisico gli ha scippato. Parla a raffica come se avesse paura di non avere tempo o di dimenticarsi i pensieri che gli passano per la testa.
È uno studente di legge che frequenta l’Unan (Universidad Nacional Autonoma de Nicaragua) di cui va fiero: “La più antica università di tutto il Nicaragua e fucina di rivoluzionari durante la dittatura”. Mi porta a vedere da fuori l’edificio elegante che ospita l’università. I passi lo calmano, o forse il fatto di avermi accalappiato e di avere ottenuto la mia attenzione lo rende più pacato. È  colto. Tra il fiume di parole che pronuncia nei primi minuti della nostra conoscenza, infila parecchi versi del suo poeta preferito Rubén Darío.

Alla domanda su come vede la situazione attuale risponde facendo trasparire una certa afflizione.
“Io sono un fedele militante dell’Fsln (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale), tutta la mia famiglia lo è, mio padre ha anche combattuto, però la situazione non è buona. Il problema della povertà non è ancora stato risolto, anzi a me pare che le alte sfere politiche dell’Fsln una volta in carica abbiano pensato a sistemare se stessi e le loro famiglie”. Dice di aver assorbito lo scoramento che affligge suo padre che, dopo anni di lotta armata sui monti, non vede il Paese muoversi verso la tanto ambita giustizia sociale.
Era il Gennaio 2015. Tre anni più tardi, nel pieno delle proteste contro il governo dell’ex rivoluzionario Ortega, Daniel in una email rispolverò le parole del poeta Fonseca:
“La vittoria ha un prezzo alto e triste. La gioia totale, per questo motivo, è l’eredità delle generazioni future. È per loro che facciamo la guerra”. E aggiunse che le sue cattive impressioni sulla gestione Ortega-Fsln si erano rivelate vere ed era giunto il tempo di riflettere in merito alle condizioni in cui si voleva lasciare il Nicaragua alle generazioni future. Leon doveva dimostrare di essere ancora la ‘ciudad heroica’.

 

Paolo Zambon è l’autore di due libri “Inseguendo le ombre dei colibrì” e “Viaggio in Oman”



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