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Imitato il sito internet di Prada: truffati alcuni friulani

Operazione internazionale della Guardia di Finanza di Pordenone, che ha scoperto il commercio di capi cinesi contraffatti

Imitato il sito internet di Prada: truffati alcuni friulani

Sembrava, in tutto e per tutto, il vero sito di Prada, la nota griffe di abbigliamento e accessori Invece, era soltanto un portale civetta che spacciava i prodotti come originali del marchio, seppur scontati nelle versione destinata all’outlet, sfruttando l’appeal del made in Italy. Chi comprava, insomma, non credeva di portare a casa merce da bancarella, ma pezzi originali. Nel sito si trovavano scarpe, magliette, orologi e borse a poco più di 100 euro. Ad alcuni pordenonesi, che avevano effettuato l’acquisto on line sul sito www.borsepradamilano.it, una volta avuta la merce in mano, pagata con carta di credito e arrivata con un corriere affidabile, è venuto più di un sospetto.

I beni, infatti, non potevano essere ritirati, se non dopo aver pagato le inaspettate spese di sdoganamento, dato che  risultavano sorprendentemente spediti da Hong Kong. A questa prima sgradita sorpresa, ne seguiva un’altra, ancora più amara: i prodotti, per quanto curati nei dettagli, non erano autentici. La segnalazione alla Guardia di finanza di Pordenone, guidata dal colonnello Fulvio Bernabei, a  fine 2015 ha  fatto scattare una maxi operazione, partita dal Friuli occidentale e denominata ‘Red Devils’, che ha smascherato un’organizzazione truffaldina internazionale, la quale aveva la mente in Francia, il sito in Olanda, i server a Londra e la fabbrica del materiale contraffatto era Cina. 

A rendere ancora più plausibile la riferibilità del sito alla casa di moda era la sua accuratissima elaborazione grafica – nella quale erano ritratti prodotti originali – la cui complessa e costosa progettazione costituiva la prova del fatto che gli ideatori intendevano ingannare anche gli acquirenti meno sprovveduti. I prodotti venivano pubblicizzati sul sito attraverso foto rubate a Prada, azienda che ha collaborato alle indagini.  Gli stessi prezzi dei prodotti venduti, equivalenti a quelli degli outlet ufficiali del marchio, contribuivano a conferire credibilità al sito telematico, così come il sistema di pagamento, gestito dai maggiori circuiti di moneta elettronica, e di spedizione della merce, affidato a primarie imprese del settore. Il Nucleo di polizia tributaria di Pordenone, avvalendosi anche della professionalità del proprio personale specializzato in ‘computer forensics and data analisys’, hanno percorso a ritroso le tracce informatiche lasciate da alcuni ignari acquirenti, riuscendo a ricostruire l’intera rete illecita.

Le indagini hanno consentito alle Fiamme Gialle pordenonesi, guidate dal comandate provinciale colonello Fulvio Bernabei, di individuare in Francia, nel dipartimento della Liora, la persona che in Olanda aveva registrato il sito, collegato tramite un server inglese. Attraverso le indagini, i finanzieri hanno appurato che, una volta effettuato l’ordine telematico e accreditato il pagamento su un conto corrente acceso nella Cina meridionale, precisamente nella regione di Giandong, i prodotti venivano consegnati da un correre internazionale all’indirizzo indicato. Per evitare ulteriori danni alla griffe e impedire il protrarsi delle truffe per gli acquirenti, le Fiamme Gialle hanno ottenuto dall’autorità giudiziaria pordenonese il sequestro e l’oscuramento del sito per ben 90 provider di tutto il mondo, mentre sono in corso le rogatorie internazionali per chiudere definitivamente il cerchio intorno alla rete criminale del falso.

"Si tratta di un'operazione di grandi dimensioni - spiega il colonnello Fulvio Bernabei -. L'organizzazione faceva leva sul made in Italy per attrarre ignari acquirenti, che compravano falso per vero. Una truffa durata all'incirca un anno. Internet è l'ultima frontiera del falso, capace di aggirare allo stesso tempo gli ostacoli fisici di altre organizzazioni malavitose in essere su un territorio e i controlli delle forze dell'ordine. Perché non si parla di pacchi o container di merce che si sposta, ma di truffe virtuali. In questo caso gli acquirenti non erano nemmeno consapevoli di comprare prodotti contraffatti".

1 Commenti
luca-DUCK

Almeno questi li han beccati. Cosa dire delle bancarelle di senegalesi a Venezia? Quelle per redersi conto che sono "fake" devi solo comprarle e poi nessuno può nemmeno fare denuncia perchè le ha comprate da un Mr. X della strada.

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