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Lavoro pubblico, dopo la dieta, ecco dove servono rinforzi

Blocco del turn over e ritardo nei concorsi pubblici hanno ridotto i ranghi. Ora però gli enti si preparano a un reclutamento epocale

Lavoro pubblico, dopo la dieta, ecco dove servono rinforzi

In dieci anni il personale della pubblica amministrazione impiegato in Friuli Venezia Giulia si è assottigliato del 6%, pari cioè a 5.000 lavoratori in meno. La curva discendente è iniziata nel 2001 quando, per il contenimento della spesa pubblica, fu introdotto il blocco del turn over. La mazzata finale, invece, si è avuta recentemente per il doppio effetto del rinvio di numerosi concorsi a causa della pandemia e per gli effetti del pensionamento anticipato denominato Quota 100, a cui numerosi impiegati pubblici hanno ricorso per sfuggire alla stretta della riforma Fornero.

La svolta sembra, però, finalmente arrivata. Infatti, non solo sono già ripartite diverse selezioni per il personale del comparto unico degli enti locali, ma si annuncia una vera e propria ‘infornata’ epocale di dipendenti pubblici grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il governo nazionale ha annunciato l’assunzione di 200mila persone che, in un ipotetico riparto regionale, significa circa 12mila lavoratori in Friuli-Venezia Giulia. L’orizzonte sembra quindi positivo per la pubblica amministrazione, dopo anni di ‘decimazioni’ tra i suoi ranghi. Basti pensare che nella nostra regione nel decennio tra 2009 e 2019 il sistema universitario e della ricerca, il settore con le maggiori perdite, ha visto ridursi del 28% il proprio personale. Male anche gli uffici e le agenzie ministeriali presenti in Friuli Venezia Giulia, che hanno perso il 23% dei funzionari.


Sono diverse le sedi periferiche che sono state soppresse e il calo del personale è stato compensato soltanto in parte dall’innovazione tecnologica, visto che molto spesso sono state introdotte attrezzature digitali senza però ripensare da zero le procedure amministrative eliminando e accorciando quelle inutili. L’emorragia continua sempre a due cifre anche per le Forze di Polizia (meno 17%) e del comparto unico, vale a dire i dipendenti della Regione e dei vari enti locali. Ridotta dell’11% anche la presenza dei militari dei vari corpi delle Forze Armate; in tale caso c’è una curiosità: infatti, a calare è soltanto la presenza maschile, visto che le donne con le stellette sono in questo periodo raddoppiate.

A limitare la caduta è stato il settore della sanità, che ha perso ‘soltanto’ il 5% del proprio organico, ma questo ha comunque comportato che la battaglia contro il Covid-19 è iniziata con una organizzazione già indebolita. Unico comparto del pubblico impiego a essere risultato in controtendenza – con un indice di crescita del 7% - è, infine, quello dell’istruzione. Il sistema di assunzioni nella scuola, infatti, già dal 2001 è esente dal blocco del turn over. Il problema in questo settore, quindi, non è tanto la mancanza di organico, piuttosto il suo alto tasso di precarietà.

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