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Il pittore romantico di chiese e osterie

Il pittore romantico di chiese e osterie

Rocco Pitacco nacque duecento anni fa vicino a Udine e operò tra Friuli e Veneto

Nell’Ottocento una rinnovata devozione per le immagini sacre diventa uno degli aspetti artistici più popolari del movimento romantico in Friuli e in Veneto. In questo periodo l’interno e l’esterno di chiese, case e persino osterie si adornano di pareti dipinte con temi storici oltre che religiosi. È da questo contesto che emerge come personalità e come artista Rocco Pitacco.

Nato nella periferia di Udine nell’agosto del 1822 da famiglia modesta, Pitacco rivela subito un particolare talento nel disegno, per cui, dopo aver dato prova della sua abilità in alcune chiese cittadine, ancora da anonimo e giovanissimo viene aiutato a frequentare l’Accademia di belle arti di Venezia, dove si distingue soprattutto nella ritrattistica. Non è uno studente particolarmente assiduo, ma frequenta piuttosto i gruppi ‘risorgimentali’ della città. Cosicché non prosegue gli studi all’Accademia, ma fa ritorno a Udine dedicandosi alla realizzazione di diverse opere popolaresche, la più nota delle quali nella sua osteria preferita, quella di un tal Romboletti, dove aveva piazzato un tricolore e uno stemma del Friuli con la scritta “Viva l’Italia”.


Al tempo le osterie erano un’ottima vetrina per farsi propaganda, per cui a Pitacco piovono le commesse, come a Talmassons, Torsa, Galleriano, Tricesimo. La consacrazione ufficiale come artista avvenne quando fu chiamato a dipingere la sala del sindaco nel Municipio di Udine, raffigurandovi Giovanni da Udine nelle logge Vaticane e una serie di allegorie della Patria del Friuli. Dopo aver sposato Luigia Scrosoppi, si spostò nel goriziano ove lavorò tra l’altro nella chiesa di Sant’Ignazio e nel teatro, prima di realizzare cicli figurativi a Varmo, Sedilis, Risano. Il suo capolavoro è il ciclo di opere nell’isola santuario di Barbana, dove lavora chiamato da Eugenio Valussi che sarà vescovo di Trento.

L’opera più nota di Pitacco è invece l’ancona del “Quo Vadis” a Pozzuolo, dipinta nel 1861 prima di trasferirsi a Vicenza. Nella città veneta sarà assai fecondo di opere sia in periferia sia nel Santuario di Monte Berico. E a Vicenza scompare nel 1898. La sua arte corrisponde ai tempi in cui è vissuto negli anni in cui il Friuli e il Veneto conoscevano il passaggio dal dominio austriaco all’Italia, dei conflitti, vissuti in prima persona, fra lo Stato e la Chiesa, dimostrando positivamente che si poteva essere patrioti e devoti senza conflitti interiori.

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