Home / Cultura / Le fabbriche trasformate per la cultura

Le fabbriche trasformate per la cultura

‘Guida al turismo industriale’ offre un viaggio innovativo alla scoperta di un patrimonio ancora da scoprire

Le fabbriche trasformate per la cultura

Un viaggio nuovo, diverso e appassionante, alla scoperta di un patrimonio che, negli ultimi anni, è diventato un tema d’interesse anche per il turismo. Esaurita la fase di sviluppo industriale, molte delle costruzioni sono state abbandonate, riconvertite o utilizzate in forma diversa. L’Italia è in prima linea nella valorizzazione di questa risorsa che comprende sia l’archeologia industriale – fabbriche dismesse o riconvertite –, sia la cultura d’impresa, che include i musei e gli archivi aziendali e le visite all’interno di impianti industriali ancora attivi
Guida al turismo industriale, uscito alla fine dello scorso anno per Morellini Editore e realizzato da Jacopo Ibello (Latina, 1987), cofondatore e presidente dell’associazione Save Industrial Heritage, è un volume che vuole portare il lettore alla scoperta di città, siti, musei e fondazioni riconducibili alla civiltà industriale del nostro Paese, per sperimentare un’Italia diversa dall’immagine comune.


Il nuovo ‘made in italy’ 
Dalla Val d’Aosta alla Sardegna, sono quasi 300 le schede raccolte in una guida suddivisa per regioni e aree geografiche che, oltre a tracciare un nuovo profilo del made in Italy, vuole disegnare la storia socio-economica della Penisola a partire dalle sue industrie e manifatture. Un viaggio che evidenzia lo stretto legame tra produzioni, territori e culture di appartenenza. Un patrimonio oggi diventato d’interesse anche per il turismo grazie a percorsi locali e regionali, reti di musei e veri e propri sistemi di promozione del territorio.

Fabbriche e citta’ uniche
Il Friuli Venezia Giulia è rappresentato da una decina di siti che partono dalla  centrale idroelettrica Antonio Pitter di Malnisio, una pietra miliare dell’industria italiana, che sessant’anni prima del Vajont illuminava tutta l’Italia, passando attraverso l’Amideria Chiozza di Ruda - fabbrica di produzione di amido unica al mondo, ancora conservata - e comprendono l’intera città di Torviscosa: l’ultima città di fondazione del periodo fascista, realizzata da uno dei più potenti industriali italiani della prima metà del Novecento, Franco Marinotti.

Il ‘caso’ del porto di trieste
La guida comprende molti siti industriali oggi riconvertiti a luoghi della cultura, dove sono ospitate mostre d’arte contemporanea, eventi, spettacoli e molto altro. Come il Mulino di Adegliacco, oggi sede dell’Immaginario scientifico, alla pari delle ex tintorie del Cotonificio Veneziano di Torre di Pordenone, dove è stato aperto lo Science Centre del network regionale. Centrale, ovviamente, il ruolo di Trieste, rappresentata dal Porto Vecchio - un unicum in Italia -, dalla tragicamente famosa Risiera di San Sabba e dalla Stazione di Campo Marzio, inattiva dal 1960 e oggi sede di uno dei maggiori musei ferroviari italiani.

L’ultima ‘company town’
A completare la parte dedicata alla nostra regione, la miniera di Cave del Predil, trasformata in Parco internazionale geominerario, la Stazione Transalpina di Gorizia, a lungo ‘oltre confine’ e oggi sede di un punto informativo culturale, e i Cantieri navali di Monfalcone. Qui la famiglia Cosulich realizzò per i dipendenti il villaggio di Panzano, una delle ultime company town in Europa a mantenere la funzione originaria, e un ‘Albergo Operai’ in stile viennese, cui il Museo della Cantieristica ha ridato vita. 

Cronaca

Economia

Politica

Spettacoli

Sport news

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori