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Cosa sta accadendo alle nostre case di riposo?

Salvatore Guarneri, presidente regionale dell’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop): “Evoluzione incerta, meglio attrezzarsi”

Cosa sta accadendo alle nostre case di riposo?

Cosa sta accadendo alle nostre case di riposo? Perché i loro bilanci sono tanto traballanti? Abbiamo chiesto un parere a Salvatore Guarneri, già direttore della casa di cura La Quiete, presidente regionale dell’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) e da poco nominato dalla Regione commissario della Asp Moro di Codroipo.

Cosa sta accadendo alle case di riposo? “I costi sono aumentati a causa dei materiali necessari per far fronte alla pandemia. Altro tema delicato sono i mancati ingressi che hanno inciso sui ricavi. Quando ancora il vaccino non era disponibile sono stati bloccati nuovi arrivi per evitare possibili focolai. Aggiungiamo poi la riduzione degli ospiti a causa della mortalità, aumentata a causa del virus tanto da abbassare l’età media dei ricoverati. Se mediamente in una struttura da 100 posti si registravano 30 o 40 decessi all’anno, bilanciati dai nuovi ingressi, a un certo punto il meccanismo si è bloccato e tante strutture si sono trovate con posti letto vacanti. Un posto letto occupato garantisce entrate pari a circa 30-35 mila euro. Il buco in bilancio può diventare quindi importante, tanto più se non è possibile ridurre rapidamente i costi”.

In particolare quelli del personale? “Sì, ma ciò non è possibile se le strutture sono poco flessibili. Molte case di riposo sono andate in crisi anche perché soffrivano già di difficoltà finanziarie. Il Covid dunque ha fatto emergere situazioni di debolezza dal punto di vista della gestione e finanziario. Il mercato è completamente cambiato. Le categorie degli autosufficienti o semi autosufficienti sono praticamente scomparse e attualmente sono ricoverati solo non autosufficienti con disturbi cognitivi o con altri gravi problemi. Le famiglie hanno preferito tenere i propri cari in casa e le liste di attesa si sono azzerate rendendo opportuno un ripensamento sulla dotazione dei posti letto”.

In realtà si puntava da tempo a ridurre i ricoveri in struttura. “La Regione da tempo favorisce la non istituzionalizzazione delle persone anziane cercando di fornire aiuti economici alle famiglie. E però evidente che, prima della pandemia, tutte le strutture avevano lunghe liste di attesa. Poi è arrivato il Covid. Servirà ancora un anno o due per capire come si evolverà la situazione, se il Covid resterà un grave pericolo che comporterà costi elevati, se le case di riposo potranno riaprire le porte alle visite dei parenti o meno, facendo così arrivare nuovi utenti”.

Differenze tra pubblico e privato? “Tutti hanno patito. E’ però vero che nel privato hanno sofferto in particolare due tipologie: i privati puri basati su Spa, che hanno la proprietà dell’immobile e hanno visto ridurre l’occupazione dei posti letto fino al 30%, anche se le aziende sono più reattive nel ridurre i costi e moltw sono riusciti a limitare i danni. L’altro settore importante, molto colpito, è stato quello delle Cooperative che avevano appalti con pubblici e privati e hanno probabilmente perso un po’ di più rispetto al privato anche perché meno reattivi, tanto più se erano impegnati anche in altri settori come la ristorazione collettiva o la scuola”.

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