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Pari rappresentanza di genere in Fvg, una riforma ancora attesa

Il presidente del Consiglio Zanin: "Saremo obbligati a introdurla, ma non dovrà limitarsi ad essere un'operazione tecnica bensì una vera assunzione di responsabilità"

Pari rappresentanza di genere in Fvg, una riforma ancora attesa

Lo scorso 18 febbraio, in occasione dell'evento "Iniziamo da noi - una storia di donne della regione Friuli Venezia Giulia" organizzato dalla CRPO, il Presidente Zanin non si è limitato a portare i saluti del Consiglio, ma ha fatto un'anticipazione importante: dopo aver ricordato che il Fvg è una delle poche Regioni a non aver ancora previsto la doppia preferenza di genere nell'elezione del Consiglio regionale, ha annunciato "saremo obbligati (a introdurla) anche perché c'è una sentenza della Corte Costituzionale in tal senso che impone di inserirla in legge, ma non dovrà limitarsi ad essere un'operazione tecnica bensì una vera assunzione di responsabilità, affiancata da una questione culturale che voi associazioni state portando avanti con i vostri spunti". Annuncio ribadito nel comunicato stampa della Presidenza del Consiglio Regionale, il cui titolo “Lavorare tutti insieme, per arrivare a una effettiva parità di genere" appare in linea con il discorso programmatico sul tema esposto dal Premier Draghi.


"Si confida che le parole di Zanin, ribadite anche in occasione dell’8 marzo, non siano solo delle belle petizioni di principio, ma trovino convinta attuazione - scrivono in una nota Ester Soramel, Presidente Comitato Pari Rappresentanza 50e50, e Roberta Nunin, Consigliera Regionale di Parità -. Il Friuli-Venezia Giulia, infatti, vanta una specialità in negativo sulla parità di genere, considerato che il consiglio regionale è per l'86% maschile (solo 6 donne su 49) ed è tra le poche Regioni a non essersi ancora adeguata alla L.20/16 volta a garantire l'equilibrio nella rappresentanza tra donne e uomini nei consigli regionali. Tale precisazione appare doverosa, in quanto la dichiarazione del Presidente Zanin contiene un errore giudico: il Fvg non è obbligato da una sentenza della Corte Costituzionale a adottare misure per favorire la pari rappresentanza di genere, ma dalla stessa Costituzione (artt.3, 51 e 117). Si condivide, invece, l’auspicio affinchè l’introduzione della doppia preferenza di genere non si riduca a una mera operazione tecnica, ma derivi da una unanime e convinta riforma culturale paritaria".

"L’attesa per tale riforma è stata delusa sin troppe volte - prosegue la nota -: per una manciata di voti non è passata nella precedente consiliatura, mentre il 22 ottobre 2019 è stata bocciata da quella attuale con motivazioni riconducibili a sterile contrapposizione partitica. Eppure, poco prima di quel voto negativo, il Presidente Fedriga aveva ascoltato le referenti delle associazioni femminili, promettendo loro che avrebbe presentato entro il 30 giugno 2020 una nuova legge elettorale innovativa e capace di favorire una maggiore presenza delle donne in politica attraverso un sistema addirittura più efficace della doppia preferenza. Quel termine è trascorso invano a causa della pandemia che ha sconvolto, oltre che le nostre vite, le agende istituzionali. Tuttavia una promessa è una promessa e proprio per questo il Comitato Pari Rappresentanza 50e50 ha lanciato il 30 gennaio scorso (data non casuale, ma rievocativa del 30 gennaio 1945, quando il Consigli dei Ministri dell’epoca emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne) una petizione online (http://chng.it/zkV6pVsd) già firmata da oltre 250 tra uomini e donne, rappresentativi della società civile, della politica, delle libere professioni, dell’imprenditoria e della finanza, per chiedere al Presidente Fedriga di coinvolgere proprio le associazioni a favore dei diritti delle donne nella stesura della nuova legge, anche per evitare che la riforma venga nuovamente inficiata dalle dinamiche di scontro fra maggioranza e opposizione. Fra l’altro, senza volersi arrovellare troppo in riforme ardite, sarà sufficiente copiare il testo approvato all’unanimità in Liguria o in Calabria, guidate da giunte di centrodestra".

"La parità di genere rientra fra i diritti della persona - concludono Soramel e Nunin -, quindi è universale e non soggetta al copyright di nessuno schieramento politico. Basta continuare a pensare che la pari rappresentanza nelle assemblee elettive sia solo una questione di quote, intese come caselle da riempire, o una sorta di misura assistenziale e compassionevole. Il gender gap in Italia è una piaga in ogni settore, soprattutto quello del lavoro, tanto da posizionarci ultimi in Europa: è evidente che per sanare tale vulnus è fondamentale riequilibrare anche la presenza di uomini e donne nelle assemblee elettive. E no, non basta il merito, servono pari opportunità per dimostrarlo ed è ora che anche il Friuli-Venezia Giulia se ne renda conto".

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