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Serve una Destra europea

Giovanni collino, da fondatore di Alleanza Nazionale a imprenditore: l’ex parlamentare oggi avrebbe sostenuto il governo Draghi per sparigliare le carte della politica e cambiare la costituzione

Serve una Destra europea

Il primo amore non si scorda mai. Anche se da molti anni Giovanni Collino, gemonese, ha abbandonato l’attività politica, per dedicarsi all’imprenditoria, rimane convintamente un uomo di Destra. Non quella nazionalista, populista, sovranista… ma quella europeista e di governo. Una Destra in grado di assumere responsabilità.

Dopo quattro legislature al parlamento e un’esperienza a Bruxelles, cosa fa oggi Giovanni Collino?
“Sono amministratore delegato di Drivevolve, un’impresa che ho ideato nel 2011 che si occupa di gestione di flotte aziendali, sia private sia pubbliche, consentendo risparmi per i clienti fino al 30 per cento. Dopo i duri anni iniziali da start up, oggi occupa una decina di dipendenti ed è impegnata in tutta Italia, con flotte che vanno da 20 fino a 2.800 mezzi”.

All’età di 66 anni si prepara alla pensione?
“Ho un rapporto del tutto personale con questo termine. Considero il lavoro come una realizzazione personale e quindi continuerò a svolgerlo fin quando le energie e l’entusiasmo me lo permetteranno. Non credo nella rottamazione delle persone”.


Neanche in politica?
“Neppure. Un ventenne sogna di cambiare il mondo, una persona in età avanzata ha l’esperienza, un tempo la chiamavano saggezza, per poterlo fare. Credo che la vita sia fatta di momenti e io, concluso l’impegno politico, ho abbracciato una nuova sfida”.

Se fosse stato in parlamento oggi, avrebbe votato la fiducia al governo Draghi?
“Certamente sì. La politica, come la vita, è basata sul pragmatismo e al di fuori di questo governo non ci sono alternative per dare risposte ai cittadini e soprattutto alle imprese”.
Politicamente dove si colloca lei oggi?
“Io sono nato e rimango uomo di Destra, entrato prima nel Msi e poi tra i fondatori di Alleanza Nazionale, il cui epilogo deve ancora essere indagato dagli storici indipendentemente dagli errori dei leader. Io ho sempre concepito una Destra europea e di governo, che garantisse l’alternanza che è il fondamento della democrazia. Purtroppo quella italiana è ancora giovane e fragile, anche per la stessa natura degli italiani, così che le forze politiche che non hanno idee si creano dei nemici e demonizzano l’avversario. Un atteggiamento che si vede a Sinistra come a Destra e che fa parte anche di quello che chiamano populismo”.

La scelta di Fratelli d’Italia, di votare contro il nuovo governo, rispedisce la Destra in una riserva indiana?
“Giorgia Meloni ha fatto un grande lavoro creando un nuovo contenitore politico. Non sostenere il governo Draghi può essere una scelta tattica del momento, ma non porta da nessuna parte. Se Fratelli d’Italia si considera un partito di patrioti allora, nel momento in cui la casa dei padri sta andando a fuoco, avrebbe dovuto dare il proprio contributo. Alla Meloni avrei suggerito sì di proporre come via maestra le elezioni, ma di fronte alla crisi e all’appello del presidente della Repubblica di fare un passo avanti e sparigliare le carte della politica ancora prima di quanto hanno poi fatto Lega e Forza Italia”.

Cosa dovrebbe fare oggi una Destra in Italia?
“Pensare al dopo Draghi e lavorare per ridisegnare il modello costituzionale verso una Repubblica semipresidenziale alla francese, che possa garantire l’alternanza di governo. Dovrebbe puntare i fari sui doveri dei cittadini e non solo sui loro diritti. Dovrebbe essere moderna, europeista, con una base ampia e trasversale alle categorie. Dovrebbe guardare ai tanti giovani che vedo ‘spenti’, senza entusiasmo per il loro futuro. E questo mi preoccupa molto”.

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