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'No alla fusione tra AsFo e Cro di Aviano'

Il Nursind dopo la notizia di un documento segreto per unire le due realtà: "La Regione smentisca. Perderemmo un'eccellenza"

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Un documento “segreto” per unire Asfo e Cro? Il Nursind non ci sta e interviene a gamba tesa dopo che la notizia s’è diffusa nei giorni scorsi. "Nessuno tocchi il Cro di Aviano", tuona il segretario del Nursind Gianluca Altavilla. "Non è concepibile nessun accorpamento: non copiamo modelli non vincenti di altre regioni, puntiamo invece a potenziare le strutture, iniziando per esempio a dividere le competenze tra Pordenone e Aviano. In quest’ultimo prevediamo tutta la chirurgia addominale, la senologia e la ginecologia oncologica. Pordenone si può occupare dell’urologia oncologica, dell'otorino, della chirurgia della mano, che ha una lista d’attesa lunga, e di tutta la chirurgia generale non oncologica, come quella vascolare. Nel capoluogo si lasci anche la chirurgia toracica".

Altavilla ha tenuto a sottolineare che "accorpare vuol dire perdere un'eccellenza. Il Cro è un riferimento a livello nazionale: ci sono pazienti che vengono da tutta Italia per farsi curare e vanta peculiarità come il centro trapianti di midollo osseo e la radioterapia, solamente per citarne alcune. Sono stati fatti in passato accorpamenti come per esempio il centro trasfusionale o la medicina nucleare, ma questo è ben diverso dal chiudere un'azienda".

Il Nursind ha chiesto quindi chiarimenti sulla notizia. "Chiediamo una smentita alla Regione – ha detto -. Battaglieremo sino all'ultimo, se questo progetto si rivelerà reale, affinché il Cro rimanga il riferimento italiano per l'oncologia. Basta con le logiche decisionali legati alle poltrone: si pensi al bene dei cittadini".

“Il centrodestradestra non è assolutamente credibile per guidare processi intesi a integrare, coordinare, fare economia di scala e massa critica, e tantomeno ad unificare. Come ha indicato l'ottimo Paolo Bordon, l'operazione Cro-AsFo è teoricamente anche opportuna e virtuosa, ma senza progetto, senza partecipazione, senza autorevolezza e credibilità, rischia di diventare l'unificazione di due debolezze in cui il CRO potrebbe perdere anche i benefici dell'8 per mille, che testimoniano l'attaccamento e la riconoscenza di tanti cittadini questa istituzione. Si apra, in Regione e nel Pordenonese una discussione trasparente e alta sulla sanità post-Covid e ragioniamo di tutto”, afferma Renzo Liva, della segreteria regionale del Pd, commentando l'ipotesi di condivisione organizzativa tra l'Irccs Cro di Aviano e l'Azienda sanitaria Friuli occidentale.

“Chi governa la sanità in Regione e chi spadroneggia sul territorio – aggiunge Liva - doveva testimoniare il suo interesse per il Cro sin dall'inizio, nell'indicazione del direttore generale con un profilo che garantisse continuità e motivazione, o accelerando e non ritardando fino all'ultimo la nomina del direttore scientifico Silvia Franceschi. Invece, questa è la destra che ha demolito ogni strumento di coordinamento di area vasta, ha ripristinato il vassallaggio dei sindaci nei confronti dell'assessore regionale amico, ha eletto sindaci come quello di Pordenone che – conclude l'esponente dem - va a Trieste anche per risolvere problemi di giunta”.

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