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La Sanità regionale è piena di acciacchi

Dopo il Covid, professionisti e semplici cittadini si trovano ancora a fare i conti con situazioni critiche che penalizzano il servizio offerto

La Sanità regionale è piena di acciacchi

I colpi inferti dal Covid al sistema sanitario si stanno trasformando in ferite gravi e ai limiti dell’insanabile su tutto il territorio nazionale. Non è immune da questo effetto collaterale della pandemia il Friuli Venezia Giulia, che ha visto emergere con improvvisa drammaticità diverse problematiche, alcune già esistenti che sono scoppiate, altre del tutto nuove.

Abbiamo riassunto schematicamente le principali zone calde, sulle quali sono in atto accesi dibattiti, sia nelle stanze della politica, sia tra gli stessi operatori.

I sanitari sono passati da essere considerati gli ‘eroi’ e gli ‘angeli’ della prima ondata a primavera 2020, addirittura a strumenti della fantomatica ‘dittatura sanitaria’. E questo per quanto riguarda l’opinione pubblica. Sul versante professionale, i ritmi frenetici e i turni interminabili, i rischi per la salute e la pressione anche psicologica a cui sono sottoposti i dipendenti delle strutture pubbliche ha indotto molti di loro ad andare in pensione o a dimettersi per farsi assumere in cliniche private, dove le condizioni di lavoro sembrano essere più accettabili.

Un caso particolare è quello dei medici di medicina d’emergenza e urgenza, sottoposti a stress e tensioni di ogni tipo (comprese le aggressioni da parte dei pazienti) che da tempo lamentano condizioni di lavoro inaccettabili. L’esodo dei professionisti s’innesta su un quadro di carenza strutturale di personale che sarà preoccupante dal 2025, quando molti medici arriveranno alla pensione senza che sia possibile sostituirli. È il caso di quelli di medicina generale, per i quali è prevista una riduzione del 16% del numero di professionisti a livello nazionale. Le promesse di aumenti di stipendio espresse nel 2020 si sono concretizzate in poche centinaia di euro a medico, mentre gli annunci di nuove assunzioni restano tali e finora non sono state risolutive del problema, così come è ferma alla dichiarazione d’intenti la possibilità di impiegare medici specializzandi.

Se a quanto detto si aggiungono la ‘bocciatura’ degli atti delle aziende sanitarie Fvg da parte dell’agenzia regionale e la scissura che si è verificata nell’Ordine dei medici di Udine, con l’uscita di una parte di iscritti, si capisce che la tensione nella sanità è alle stelle. Il risultato è una carenza generale nei servizi ai cittadini, sia negli ospedali sia nel territorio. Se le tendenze non saranno modificate, infatti, le eccellenze in materia sanitaria di cui la nostra regione si faceva vanto fino a una decina di anni fa, saranno solo un pallido ricordo, mentre ai cittadini non resterà che confrontarsi quotidianamente con ritardi, carenze e inefficienze.

Cambio di rotta per la Salute pubblica

“Siamo arrivati al limite, non ci sono molti margini: bisogna intervenire al più presto con un’adeguata pianificazione. E non è un discorso che vale solo per la nostra regione, ma è nazionale”. È perentorio il commento del vicegovernatore Fvg e assessore alla salute, Riccardo Riccardi, interpellato a proposito delle criticità del sistema sanitario.

“I nodi stanno venendo al pettine, anche a causa del Covid che ha esasperato alcune situazioni. Uno degli esempi più calzanti è quello della situazione del personale: la fuga dal posto di lavoro nella sanità pubblica non è un fenomeno nuovo, ma sicuramente si è accentuato durante e dopo la pandemia. Purtroppo la soluzione non è semplice. Certo, è necessario investire per migliorare gli stipendi, ma non credo sia l’unico aspetto che i sanitari dimissionari considerino. Si tratta più genericamente di una valutazione della qualità di vita. Basti pensare al tipo di lavoro dei dipartimenti di emergenza – urgenza, nel quale emergono criticità operative, oltre che nel numero degli addetti. Per questo motivo è necessario porre mano anche all’organizzazione generale del personale, già sotto organico prima del Covid”.

Tra le ipotesi sul tavolo c’è l’assunzione degli specializzandi, che già lavorano nelle strutture pubbliche ma sotto l’ombrello di una borsa di studio e di una supervisione. “Sarà necessario un periodo di transizione per la formazione di nuovo personale che nei prossimi anni supplisca alle carenze attuali. Dobbiamo essere preparati. Servono però nuove norme a livello nazionale che consentano l’impiego degli specializzandi e un diverso accesso alla formazione. Inoltre dobbiamo ripensare anche al rapporto tra settore pubblico e privato accreditato. La sanità deve restare pubblica, ma è impensabile che si usino risorse regionali per pagare prestazioni private in altre regioni. Bisogna garantire il servizio anche in Fvg”.

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