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Sanità monfalconese: "Il comune partecipi alla redazione del Pal"

Sindaco Cisint e assessore Callari uniti nel chiedere un tavolo alla regione

Sanità monfalconese:  Il comune partecipi alla redazione del Pal

L'obiettivo è essere partecipi in modo concreto alla redazione del nuovo Pal, piano attuativo locale, 2018, e “nella convinta intenzione di monitorare costantemente l'attività dell'azienda sanitaria e di collaborare con forza nel mandato istituzionale, ove fosse necessario, al raggiungimento degli obiettivi di salvaguardia della salute della nostra popolazione, controlleremo con attenzione che quanto da noi richiesto sia inserito e finanziato nel piano 2018”. E' questo quanto si propone l'amministrazione comunale di Monfalcone, che ieri ha inviato alla presidente della regione Serracchiani, all'assessore regionale Telesca, ai capigruppo del consiglio regionale e al direttore generale dell'Azienda sanitaria 2 un documento che è un atto di indirizzo, articolato in 10 precisi punti “che non vuole essere un decalogo” sottolineano il sindaco Anna Cisint e l'assessore ai servizi socio-sanitari Sebastiano Callari “ma un punto di partenza per una discussione concreta di valorizzazione e potenziamento della nostra sanità. Non vogliamo solo dire 'no' al Pal, come successo nel 2017, ma arrivare alla discussione con una precisa progettualità tarata sui bisogni del nostro territorio, della nostra città e dei nostri cittadini. Abbiamo ottenuto delle cose importanti, come il mantenimento dell'unità coronarico o del centro trasfusionale o lo dismissione della fallimentare week surgery, ma serve ora una visione della programmazione: in questi anni abbiamo assistito ad un vuoto di governo clinico che ha portato ad un cattiva programmazione ed invece è necessario un rapporto equo tra bisogni e risorse”.

Fondamentale, oltre ai dieci punti indicati, anche che, si legge sul documento, “la Regione risolva il problema dello stanziamento dei budget che devono essere assegnanti complessivamente e con risorse adeguate preventivamente, ad inizio anno e non in sede di assestamento di bilancio”. Come ricorda Cisint, nel corso di quest'anno ci sono stati spesso confronti aspri con la Regione e con la dirigenza dell'Ass2 per trovare risposte adeguate al grido d'allarme proveniente dai cittadini, in crescente difficoltà nell'accesso ai servizi, ma anche dagli stessi operatori della sanità, costretti a far fronte a carenza di risorse, di personale qualificato e “che spesso raggiungono gli ottimi risultati che possiamo verificare grazie alla loro resilienza”. 

Primo punto delle richieste il completamento del processo di riorganizzazione con implementazione della risorse mediche, dell'offerta chirurgica e in particolare ortopedica “che rappresentava un tempo una nostra specialità, che attraeva pazienti da fuori. C’erano anche 10 sedute operatorie al giorno, ora siamo a 3, con liste di attesa sia per la traumatologia, sia per la programmazione che hanno quale conseguenza la fuga di pazienti e di professionisti”. Si chiede poi di potenziare le strutture di rianimazione e anestesia, di definire e completare l'organico infermieristico e assistenziale delle sale operatorie prevedendo una più puntuale formazione del personale e un utilizzo della sale, “anche una sola”, nel pomeriggio.

L'unità di cardiologia dovrebbe avere due medici in più e dovrebbe essere indetto al più presto il concorso per il posto di primario di oncologia “colpevolmente vacante da troppi anni e restituendo al territorio, uno dei più esposti alle malattie oncologiche, questo fondamentale governo clinico”. Non viene dimenticato il centro diabetologico, che è una vera eccellenza grazie all'importante opera del dottor DaRos sulla patologia del piede diabetico. “Un'opera che riducendo le amputazioni in tutta la regione, riduce anche i costi” osserva il sindaco. “Non meno importante”, aggiunge, “la riorganizzazione del pronto soccorso, vera criticità del nostro ospedale, che sconta un afflusso pesante vista la realtà cittadina con la presenza di tante persone e di numerosi lavoratori stranieri e trasfertisti, che non avendo adeguata assistenza sul territorio si rivolgono al pronto soccorso. Bisogna ridurre al minimo i disagi dei pazienti: ci sono anziani che attendono 10 e anche 15 ore seduti sulle sedie della sala d'aspetto”.

Occorre anche accelerare i processi di progettazione e realizzazione delle opere edilizie necessarie alla sistemazione della nuova risonanza magnetica, perché “è inutile” sottolineano con forza Cisint e Callari, “avere stanziamento i fondi per il suo acquisto se poi non si ha lo spazio dove collocarla. C'è il caso, documentato, di una paziente con gravi patologie celebrali che ha avuto un appuntamento per il maggio 2019”.

Arriva poi il punto relativo al Crua, definito ‘funzione scenica’. “Più volte è stato palesata la preoccupazione per il mancato sviluppo del centro, causato da mancanza di risorse. Tutte le indicazioni della giunta Tondo per far diventare il Crua vero punto di riferimento per la popolazione e i professionisti per la patologie asbesto-correlate sono rimaste solo parole. Il Crua”, proseguono, “è una scatola semivuota, più simile ad uno sportello che ad un centro di riferimento che dovrebbe essere non solo regionale, ma internazionale visto che molti sono i problemi legati all'esposizione all'amianto che si verificano anche in Slovenia”. Infine viene chiesto di provvedere all'acquisizione di figure mediche necessarie al funzionamento della Rsa e delle cure palliative “che nei mesi scorsi hanno visto una deprecabile riduzione dell'offerta territoriale con conseguenze nei confronti delle persone fragili e dei malati gravi. Bisogna individuare il capo distretto e incrementare il numero di infermieri dedicati all'assistenza domiciliare e far partire compiutamente il progetto dell'infermiere di comunità”.

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