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Sensibilizzazione sull'aneurisma aortico addominale

AsuGi partecipa alle attività promosse da Fondazione Onda negli ospedali con i Bollini Rosa

Sensibilizzazione sull\u0027aneurisma aortico addominale

Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore, promuove il 29 settembre il primo (H)-Open Day dedicato all’aneurisma aortico addominale.

“Obiettivo della giornata sarà quello di promuovere la consapevolezza e la corretta informazione dell’aneurisma aortico addominale, patologia cardiovascolare che colpisce 84.000 italiani, soprattutto uomini oltre i 65 anni, con circa 27.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno nel nostro Paese”, commenta Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda.

L’aneurisma aortico addominale consiste in una dilatazione localizzata e permanente di un’arteria, l'aorta addominale appunto, caratterizzata da un aumento di diametro di almeno il 50%. Familiarità, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia e fumo costituiscono i principali fattori di rischio, oltre a genere ed età. È tipicamente asintomatica e i sintomi compaiono nel momento in cui l’aneurisma si complica; la complicanza di gran lunga più frequente e più grave è la rottura dell’aorta, evento che causa 6.000 morti ogni anno in Italia.

“Ecco perché prevenzione e diagnosi precoce sono le strategie più efficaci per contrastarla” - continua Merzagora. “Per questo abbiamo coinvolto gli Ospedali con i Bollini Rosa in un Open Day, per offrire a tutta la popolazione una giornata dedicata alla prevenzione, favorendo così la diagnosi precoce che consente di prevenire la complicanza più temibile che è la rottura dell’aneurisma”.

L’iniziativa gode del patrocinio di SICVE (Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare) ed è resa possibile anche grazie al contributo incondizionato di Medtronic.

Sandro Lepidi, Direttore della SC (UCO) Clinica di Chirurgia Vascolare di Trieste, fa alcune considerazioni sull’aneurisma dell’aorta addominale nelle donne.

L'aorta è l'arteria più grande del nostro corpo, un grande tubo elastico che collega il cuore a tutti i tessuti del nostro organismo, attraverso le sue diramazioni. Sotto la spinta delle contrazioni cardiache l'aorta porta il sangue ricco di ossigeno e nutrimenti a tutti i tessuti del nostro corpo e ne permette la loro sopravvivenza. Da quando nasciamo, l'aorta è soggetta costantemente ad una alta pressione (arteriosa) che in media si aggira sui 100 mmHg.

Con il passare degli anni, più frequentemente a causa delle alterazioni dovute all'aterosclerosi (raramente per malattie genetiche), l'aorta può dilatarsi in modo permanente. Il calibro normale dell'aorta nella sua porzione addominale è di circa 2 cm (un po' più negli uomini ed un po' meno nelle donne). Quando l’aorta addominale (la sede più frequente di questa patologia) si dilata oltre il 50% del suo calibro normale (oltre i 3 cm) parliamo di aneurisma, una parola greca che significa dilatazione.

L’aneurisma è quattro volte più frequente negli uomini che nelle donne. Il fumo di sigaretta è di gran lunga il fattore di rischio più importante nello sviluppo e nell’evoluzione di questa patologia associata all’età (di solito si manifesta sopra ai 60 anni). Ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia e familiarità sono gli altri fattori di rischio noti, mentre il diabete sembra avere un effetto protettivo per lo sviluppo di questa patologia. L'aneurisma ha la tendenza ad aumentare lentamente ma progressivamente di diametro fino a raggiungere dimensioni tali da comportare un elevato rischio di rottura dell’arteria e conseguente emorragia interna, evento questo con una mortalità superiore all’80%. Per tale motivo, bisogna intervenire prima che questo succeda. L'aneurisma può essere una malattia subdola perché di solito non provoca nessun disturbo, non si hanno sintomi se non nel momento della rottura, quando il paziente può presentare dolore addominale, normalmente localizzato verso la colonna vertebrale ed i sintomi dello shock emorragico (ipotensione, tachicardia e pallore).

L’aneurisma può essere diagnosticato durante una semplice visita medica con la palpazione dell’addome che può rivelare la presenza di una massa pulsante addominale. Tuttavia la sensibilità di tale esame può essere limitata da alcuni fattori anatomici. L’esame diagnostico di primo livello è l’eco-doppler dei grossi vasi addominali, che si raccomanda sia per la diagnosi sia per la regolare sorveglianza dei piccoli aneurismi. Quando l’aneurisma raggiunge dimensioni più grandi, per le quali è indicato il trattamento, si deve eseguire un esame più approfondito, l’angio-TAC dell’aorta addominale, esame di secondo livello, fondamentale per la definizione e pianificazione di un adeguato iter terapeutico.

L’indicazione al trattamento dell’aneurisma dell’aorta addominale si pone quando il suo diametro trasverso massimo supera i 5,5 cm, soglia oltre la quale il rischio di rottura aumenta notevolmente. Importante sottolineare come nelle donne il rischio di rottura di aneurismi di piccole dimensioni sia quattro volte maggiore rispetto agli uomini, motivo per cui la soglia per l’indicazione all’intervento nella popolazione femminile è di 5 cm di diametro.

Vi sono due possibili tecniche per la correzione di un aneurisma dell’aorta addominale: la chirurgia tradizionale, con un intervento che prevede un’incisione addominale laparotomica e la sostituzione completa dell’aorta addominale con una protesi vascolare dedicata e la chirurgia endovascolare, tecnica meno invasiva ma che richiede specifiche caratteristiche anatomiche per poter essere eseguita. Quest’ultima può essere realizzata anche senza incisioni chirurgiche, attraverso piccoli accessi percutanei a livello degli inguini e permette, attraverso l’utilizzo di apparecchiature Rx, il posizionamento di un’endoprotesi che esclude l’aneurisma dalla circolazione.

Studi scientifici internazionali hanno ormai dimostrano chiaramente che l’aneurisma dell’aorta addominale presenta differenze correlate al sesso in quasi ogni aspetto della malattia, dalla patogenesi, alla epidemiologia, alla morbidità e mortalità. Le donne hanno un rischio da 3 a 5 volte minore di sviluppare un aneurisma dell’aorta addominale all’età di 65-70 anni, probabilmente grazie agli effetti immunomodulatori protettivi degli estrogeni. Nonostante ciò, una volta che un aneurisma si sviluppa, la storia naturale nelle donne sembra essere più aggressiva, con una crescita più rapida, una maggior tendenza alla rottura in aneurismi di piccole dimensioni ed una mortalità più elevata sia in caso di aneurisma trattato in elezione che di aneurisma rotto trattato in urgenza. Questo dato è stato confermato anche dalla nostra esperienza di Trieste. Negli ultimi 10 anni, di circa 350 pazienti sottoposti al trattamento per un AAA in elezione, solo il 20% erano donne che hanno presentato una mortalità legata all’intervento del 3,8%, a differenza degli uomini la cui mortalità post-operatoria è stata dell’1,4%.

Negli ultimi 20 anni, miglioramenti nelle valutazioni pre-operatorie, nella selezione dei pazienti e nella gestione multidisciplinare delle cure, così come l’evoluzione di nuovi materiali disponibili, con l’introduzione di tecniche sempre meno invasive, hanno portato ad un drastico miglioramento nei risultati dopo interventi per aneurisma dell’aorta addominale, con un’importante riduzione della mortalità ed un miglioramento della qualità di vita post-operatoria. Nonostante questi miglioramenti si siano dimostrati vantaggiosi per entrambi i sessi, rimane evidente, nel contesto di una riduzione generale della morbidità e mortalità, la differenza di risultati tra uomini e donne, con le donne che continuano ad essere a rischio maggiore di morte e complicanze post-operatorie dopo intervento elettivo di correzione di aneurisma dell’aorta addominale.

Non c’è ancora una chiara evidenza scientifica sul perché ci sia questa differenza di genere. Le donne sono state da sempre sottovalutate nel contesto della chirurgia vascolare e sotto-rappresentate negli studi e nei trials fino ad oggi eseguiti, che sono il fondamento della medicina basata sull’evidenza. É quindi possibile ipotizzare che i progressi delle tecniche moderne basati principalmente su evidenze ottenute nella riparazione degli aneurismi negli uomini, non siano adeguati per il trattamento della stessa patologia nelle donne. Un’altra ipotesi è che nelle donne, rientrando esse in una categoria a minor rischio cardiovascolare generale, si arrivi ad un sospetto e quindi a una diagnosi più tardiva rispetto agli uomini. Per lo stesso motivo, è possibile che le donne vengano studiate in maniera meno approfondita durante la ricerca di comorbidità nel periodo pre-operatorio, limitando quindi la valutazione dello stato di salute prima dell’intervento e aumentando così il rischio di complicanze post-operatorie.

Potrebbe lo screening essere una soluzione a questo problema? Ad oggi sono stati portati a termine solo 4 trials randomizzati (i migliori studi scientifici disponibili) per lo screening dell’aneurisma dell’aorta addominale negli uomini e un solo piccolo trial per lo screening nelle donne in Inghilterra. Da questi è emerso che lo screening per l’aneurisma dell’aorta addominale è raccomandato nella popolazione maschile con età superiore ai 65 anni, con una riduzione molto vantaggiosa in termini di mortalità. Nelle donne invece, sulla base di un singolo studio randomizzato sottodimensionato, le evidenze sono molto limitate e pertanto non esiste al momento nessuna raccomandazione per lo screening degli aneurismi aortici. Questo ci riporta al problema della limitata rappresentazione delle donne in ambito di ricerca e studio nella chirurgia vascolare.

Anche se al momento attuale in Italia non esiste un programma di screening ufficiale per l’aneurisma dell’aorta addominale, gli uomini sopra i 65 anni d’età devono fare un ecodoppler addominale per escludere la presenza dell’aneurisma. Nell’attesa di studi scientifici migliori, anche per le donne, seppur colpite in numero minore, si possono considerare delle categorie a maggior rischio. Potrebbe quindi essere utile focalizzare l’attenzione ed eseguire dei controlli ecodoppler addominali mirati ad un gruppo target di donne, fumatrici, sopra ai 65 anni e con familiarità per aneurisma aortico, così da poter arrivare ad una diagnosi precoce che ci permetta di seguire ed inquadrare le pazienti in maniera attenta e approfondita arrivando a trattare una patologia così complessa nelle condizioni migliori possibili, riducendo al minimo i rischi legati all’intervento.

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