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'La scuola si deve aprire, ma in sicurezza'

Un gruppo di studenti del Liceo Copernico di Udine mette in luce i tanti nodi irrisolti

\u0027La scuola si deve aprire, ma in sicurezza\u0027

Il tema della riapertura, in sicurezza, delle scuole superiori continua a far discutere. Anche - diremmo sopratutto - tra i diretti interessati, ovvero gli studenti. Riceviamo e pubblichiamo una lettera sottoscritta da un gruppo di alunni del Liceo Copernico di Udine, che evidenziano i nodi non ancora risolti in vista del ritorno in aula lunedì 1 febbraio.

Siamo un gruppo di studenti e vorremmo, riteniamo giustamente, farci sentire in quanto siamo i diretti interessati riguardo alla riapertura in presenza a scuola. Le chiacchiere stanno a zero: basta con l'ipocrisia, basta con gli egoismi, basta con i ricorsi dei pochi che pensano a sé stessi e, così facendo, mettono in difficoltà docenti, famiglie e studenti.

I genitori dovrebbero avere a cuore la vita del proprio figlio e la sua salute in particolare: pare che a loro interessi esclusivamente mandare il proprio figlio in un ambiente scolastico stravolto e insicuro così come è la nostra vita, ormai da un anno, radicalmente modificata.

Le poche scelte, titubanti, esitanti e incerte che sono state prese contribuiscono a una maggiore confusione e una mancanza di prospettiva per la nostra vita futura. La Scuola non può essere considerata seconda a interessi personali e politici. Oggigiorno non riteniamo rilevanti le decisioni prese che saranno d'impatto domani, decisioni di cui noi paghiamo e pagheremo le conseguenze.

Una possibile riapertura con un orario inconciliabile con la vita privata e con lo studio è caratteristica tipica di chi è privo di idee e proposte logiche, pratiche. Gli assembramenti saranno ovunque, un ambiente scolastico che è in antitesi con la parola "distanziamento": le aule sono di ridotte dimensioni e le classi troppo numerose, le famose "classi pollaio"; un problema che si pensava di risolvere compiendo contemporaneamente due gesti eroici: salvaguardare il pianeta, comprando banchi con le rotelle in pura plastica.

Senza considerare il fatto che molti di noi, causa l'orario imposto, arriveranno a scuola già esausti; non tutti hanno un passaggio utile, alzandosi perció presto ugualmente e trovandosi a vagare per la città in attesa di poter entrare a scuola; per poi starsene seduti fino alle 15 respirando la fresca aria invernale che entra dalle finestre obbligatoriamente spalancate.

Raffreddore, febbre, magari polmonite...chissà? Senza dimenticare il pasto dei comuni mortali: non viene considerata l'alimentazione di chi deve lavorare duramente per 5/6 ore continuative? La campagna vaccinale avrebbe dovuto procedere a gonfie vele ma non è così e di conseguenza le vaccinazioni ai docenti e a chi vive nel mondo scolastico non possono essere fatte. Un mondo ospitale per i virus, inospitale per noi.

Andiamo al concreto: è vantaggioso per l’insegnamento tutto ciò? E alla fine si arriva a casa con il terrore di essersi contagiati tra compagni, tra amici a cui si è legati da affetto, e di essere potenzialmente più pericolosi per i familiari e in particolare per i nostri nonni. Con la didattica a distanza ciò si può evitare. Poche sono le scelte opportune fatte finora. La scuola deve sì riaprire al più presto, non solo con la maggior sicurezza possibile che a oggi non rileviamo, ma in particolar modo con regolarità, per il rispetto dovuto alla nostra vita.

Pensiamo sia giunta l’ora di dare voce alla maggioranza di noi studenti, come anche le notizie di cronaca riportano: siamo persone a cui viene richiesto sforzo, comprensione, sacrificio e rinunce in cambio di cosa? Noi all’istruzione, comunque, non vogliamo rinunciare, anzi, siamo pronti a rientrare purché le scelte prese siano ragionate, motivate e curanti della nostra salute presente e futura, nonché quella dei nostri cari.

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