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Giornata della Memoria alla Risiera di San Sabba

La cerimonia ufficiale per non dimenticare la tragedia dell'olocausto al monumento nazionale, unico campo di sterminio nazista in Italia

Giornata della Memoria alla Risiera di San Sabba

Oggi, in tutta la regione, sono in programma diverse occasioni di riflessione per la Giornata della Memoria, ricorrenza istituita dal Parlamento italiano, con legge 211 del 20 luglio 2000, per ricordare l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, e lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.

Alle 9, a Trieste, è stata deposta una corona d’alloro sulla lapide che ricorda la prigionia di Giovanni Palatucci nella casa circondariale di Trieste. Alle 10, nella Stazione Ferroviaria Centrale (lato partenze di via Flavio Gioia) omaggio sulla lapide che ricorda la partenza dei convogli dei deportati verso i campi nazisti dal settembre 1943 al febbraio 1945.

Alle 11, alla Risiera di San Sabba, monumento nazionale, unico campo di sterminio nazista in Italia, la solenne cerimonia commemorativa del “Giorno della Memoria 2022”. In ottemperanza alla normativa anti Covid 19, alla cerimonia si è potuto accedere solo su invito, ma è stata trasmessa in diretta sul canale istituzionale social di Facebook del Comune di Trieste.

Con la deposizione di una corona d'alloro da parte del prefetto di Trieste, Annunziato Vardè, dell'assessore regionale Pierpaolo Roberti, del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, è iniziata la cerimonia di commemorazione.

Accanto alla corona sono presenti il gonfalone della città di Trieste decorato della medaglia d'oro al valor militare e quello della città di Muggia (Trieste) decorato della medaglia d'argento; e ancora il gonfalone della Regione Friuli Venezia Giulia e dei Comuni di Duino Aurisina e San Dorligo della Valle. Sono intervenuti i sindaci di Trieste Dipiazza e di Sgonico Monica Hrovatin, prima della celebrazione nei diversi riti religiosi. Per la comunità cattolica il rito è stato officiato dall’arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi, per la comunità ebraica dal rabbino capo Paul Alexandre Meloni, per la comunità serbo-ortodossa da padre Raško Radovic, per la comunità greco-orientale dall’archimandrita Grigorius Miliaris, per le comunità evangeliche avventista, elvetica, luterana e metodista dal pastore Aleksander Erniša.

Il sindaco Dipiazza ha invitato personalmente una delegazione di Arcigay Arcobaleno Odv a presenziare alla cerimonia, mettendo così fine alle polemiche della vigilia proprio per l’esclusione dell'associazione per i diritti Lgbtq+. Questa mattina una delegazione dell'associazione si era radunata davanti alla Risiera con l'intenzione di deporre dei fiori. Prima dell'inizio, però, il sindaco si è avvicinato ai presenti spiegando che "per l'organizzazione delle celebrazioni l'amministrazione ha rispettato il protocollo del 2021, con inviti limitati a causa dell'emergenza Covid", e ha invitato personalmente alcuni di loro a presenziare. Invito che è stato accolto.

"La memoria dell'orrore della Shoah non deve essere un evento occasionale, ma segnare un compito che richiama a un impegno diffuso e permanente che va rivolto in particolare alle giovani generazioni. Dobbiamo fare in modo che sulla pagina più buia della storia del mondo sia sempre accesa la lanterna per tenere deste le coscienze contro ogni negazionismo e contro il supremo male dell'indifferenza" ha rilevato l'assessore Roberti a margine della cerimonia.

"Lo studio della storia - ha aggiunto Roberti - offre una corretta prospettiva anche a coloro che si sono avventurati in equiparazioni inconcepibili tra il tempo della pandemia e le persecuzioni perpetrate contro gli ebrei e le altre minoranze: paragonare la durezza delle restrizioni imposte oggi e finalizzate al bene della comunità a un genocidio ispirato a un disegno di sterminio è una bestemmia".

Da segnalare, in questo senso, l’episodio legato al consigliere no vax del Movimento 3V, Ugo Rossi, che si è presentato alla cerimonia sprovvisto di Green Pass. Al momento del suo ingresso, anziché il certificato verde ha esibito una tessera fascista e una nazista. La sua azione era stata annunciata anche sui social. Ai varchi era presente anche un gruppetto di suoi sostenitori, alcuni senza mascherina. Rossi ha quindi chiesto il numero di matricola a tutti gli operatori delle forze dell'ordine, tra cui la Polizia locale, e agli addetti, che non lo facevano entrare, riprendendo il tutto con lo smartphone. La protesta è proseguita per alcuni minuti mentre all'interno del Monumento iniziava la cerimonia.

“Le parole del Rabbino Capo della Comunità ebraica di Trieste c'interrogano tutti, perché ancora è presente e fortissima la discriminazione religiosa ed etnica, il dileggio verso il diverso. Dobbiamo chiedere l'unità di tutti perché non ci siano più discriminazioni, razzismi, sopraffazioni violente verso i più deboli” ha detto il segretario regionale del Pd Fvg Cristiano Shaurli, a margine della cerimonia solenne nella Risiera di San Sabba. Per questo, ha spiegato il segretario dem “essere oggi in Risiera è un onore ma anche un grandissimo onere. Chi rappresenta le istituzioni non ha solo il dovere del ricordo ma deve chiedere unità di fronte alla tragedia della Shoah. Chi rappresenta le istituzioni oggi – ha aggiunto Shaurli - deve trarre da una giornata emotivamente molto forte come questa anche lo spirito, la forza per fare politica e superare anche queste difficoltà e quello che ancora manca in questa Europa e in questo Paese”.

“Si può amministrare bene, ma fare politica significa prima di tutto far si che ciò che è accaduto, qui e in tutta Europa, non succeda mai più: fare politica - ha concluso l’esponente del Pd - significa riscoprire quei valori e combattere ogni discriminazione, razzismo e sopraffazione".

Al termine dell'evento in Risiera lo stesso Roberti ha partecipato in Prefettura di Trieste, con il commissario del Governo e il sindaco di Trieste, alla consegna delle onorificenze assegnate dal Presidente della Repubblica a tre deportati deceduti in campi di sterminio nazisti nel 1945. Le medaglie d'onore sono state ritirate da Maria Romana Cartelli, per il padre Gio Batta Cartelli, nato a Tramonti di Sopra, internato a Leopoli, Limberg e Wietzendorf; da Lucio Mirkovich, per il padre Vittorio, di Trieste, internato a Wurzburg; e da Lucia Sirocco, per il padre Giovanni, nativo di Cervignano del Friuli, deceduto a Dachau.

Altre cerimonie del Giorno della Memoria hanno visto la presenza dell'Amministrazione regionale a Gorizia, Monfalcone, Pordenone e Udine. L'assessore regionale al Patrimonio Sebastiano Callari è intervenuto alle commemorazioni tenutesi al Cippo dei Deportati a Monfalcone e in piazzale Martiri della Libertà a Gorizia, l'assessore alle Finanze Barbara Zilli era presente al Tempio Ossario e in viale della Vittoria a Udine, mentre l'assessore alla Cultura Tiziana Gibelli ha preso parte alla cerimonia in piazza Maestri del Lavoro a Pordenone.

A Pordenone, il sindaco Alessandro Ciriani, il rappresentante della comunità ebraica del Friuli Venezia Giulia Elio Cabib, il presidente provinciale dell'associazione ex deportati Aned Eliseo Moro e tutte le più alte cariche militari e civili hanno reso onore a quanti hanno pagato con la loro vita le persecuzioni nazi fasciste durante la seconda Guerra Mondiale.

“A 77 anni dall’apertura degli ignobili cancelli del lager di Auschwitz – ammonisce il sindaco Ciriani- , abbiamo ancora il dovere di combattere contro un nemico che oggi non spara, non rastrella, non uccide: l'oblio. Un nemico che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare mai, per nessun motivo. Il dolore del genocidio ebraico è ancora vivo in noi perché quel male, inferto a donne, uomini e bambini senza colpa, è un male universale, che non potrà mai essere dimenticato”.

Il ricordo è l'unica via per vincere il buio dell'indifferenza, solo la memoria può renderci davvero consapevoli del passato e del futuro che vogliamo. “La libertà, la democrazia, l'uguaglianza sono una eredità che non possiamo mai dare per scontata e che va coltivata ogni giorno, lottando contro le tante insidie esistenti, costruendo solidi antidoti contro i germi della discriminazione, della violenza, della sopraffazione”, continua il sindaco. “Ciascuno di noi può fare molto perché il ricordo diventi la nostra coscienza collettiva e perché quella coscienza ci renda sempre vigili interpreti dell'oggi”.

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Questa famosa citazione di Primo Levi sottolinea come la necessità della conoscenza sia imprescindibile. “Tra gli insegnamenti del Novecento che dobbiamo sempre tenere vivi, c'è il ruolo insostituibile della conoscenza e del sapere da opporre all'odio e all'intolleranza. Oggi i negazionismi, i revisionismi ideologici, l’oblio per incultura, ci suggeriscono cautele e precisazioni quando si rivolge l’invito a non dimenticare”.

Nei saggi ebraici viene insegnato un principio supremo: “Nella memoria è il segreto della redenzione”. Questo ricordo costante ha reso gli ebrei testimoni eterni dell'umanità, ma il fatto che il popolo ebraico ricordi, non garantisce un futuro migliore per la umanità. Per fare questo, anche il mondo deve ricordare.

Imparare dal passato studiando la Storia, ricordare e conservare, sono l’insegnamento che il popolo ebraico ha come precetto per le generazioni di oggi e di domani: “Ricorda, in ebraico זכור (zachor), e custodisci, in ebraico שמור (shamor) – insegna il delegato della comunità ebraica del Friuli Venezia Giulia prof. Elio Cabib, ospite dell’amministrazione comunale-, sono termini cardine che nei 10 comandamenti nella Torah si ripetono più volte. Zachor, che vuol dire sia ricordare che agire, racchiude in sé il senso del “fare” attivamente qualcosa impegnandosi nello studio per la conoscenza della storia precedente che ha portato alla Shoah, mentre shamor prende il senso del custodire, incamerare a beneficio del presente quegli insegnamenti acquisiti. Dobbiamo tenerli presente anche oggi, riconoscendo sempre le cose che non vanno. Questi termini trasformano il ricordo in un atto preciso, che si fa storia: esso si presenta con il valore di un memoriale, l’equivalente stesso del conservare le azioni e dell’agire, dal momento che la memoria si compie nella ripetizione del fatto. Ricordare diventa così nella Bibbia un vero e proprio dovere, un comandamento religioso, cui si contrappone evidentemente il peccato dell’oblio, della dimenticanza. Ricordare è nella sensibilità israelitica un vero e proprio atto di giustizia, e l’oblio è una ingiustizia”.

La Polizia di Stato di Udine e l’Associazione Nazionale Polizia di Stato hanno celebrato, come ormai avviene da diversi anni, la Memoria oltre che di tutte le vittime della persecuzione nazista, anche dei poliziotti che, nel 1944, in servizio alla Questura di Udine, furono deportati nei campi di sterminio nazisti senza fare più ritorno in Patria, e i cui nomi sono scolpiti nella lastra marmorea nel piazzale interno della Questura.

La funzione religiosa è stata officiata dal Cappellano della Polizia di Stato di Udine, don Olivo Bottos, al Tempio Ossario a cui hanno partecipato, oltre ai labari delle Associazioni d’Arma, numerose autorità civili e militari, i vertici provinciali delle altre forze armate e di polizia, assieme al personale della Polizia di Stato e ai familiari dei caduti.

Al termine della messa, il Questore, Manuela De Bernardin, ha deposto unitamente alle autorità una corona in memoria del sacrificio dei nove poliziotti, davanti al monumento collocato nel 2003 nel cortile interno della Questura, ricordando le vittime dell’Olocausto, e, in particolare, delle Guardie di Pubblica Sicurezza, in servizio alla Questura di Udine, uccisi nei campi di sterminio: Filippo Accorinti, Alberto Babolin, Bruno Bodini, Giuseppe Cascio, Mario Comini, Antonino D’Angelo, Anselmo Pisani, Mario Savino e Giuseppe Sgroi. L'unico sopravvissuto di quel tragico rastrellamento fu Spartero Toschi, che dopo la prigionia e il campo di concentramento tornò a Udine, dove morì nel 1964.

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