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San Pietro al Natisone ricorda don Blanchini nel centenario della morte

Sabato 27 novembre, alle 18.30 nella chiesa parrocchiale, si celebrerà una santa messa

San Pietro al Natisone ricorda don Blanchini nel centenario della morte

Sabato 27 novembre, la santa messa in sloveno alle 18.30 nella chiesa parrocchiale di San Pietro al Natisone sarà celebrata in memoria di don Eugenio Blanchini, figura illustre della Benecia, nel centenario della morte. Al termine dell’eucaristia, di questo illustre figlio delle Valli del Natisone parleranno mons. Marino Qualizza, per molti anni docente nell’istituto tecnico femminile udinese fondato dal sacerdote e a lui intitolato dopo la morte, e il prof. Igor Jelen, docente di geografia economica e politica all’Università di Trieste nonché presidente dell’associazione don Eugenio Blanchini.

Don Eugenio Blanchini nacque a Biacis nel comune di Pulfero nel 1863, quindi coetaneo di mons. Ivan Trinko, e fu consacrato sacerdote nel 1885. Come scrive Giorgio Banchig nel volume Slavia – Benečija, una storia nella storia, dopo alcuni anni di servizio nelle Valli del Natisone, fu trasferito a Udine, dove operò nell’orfanotrofio Tomadini e dal 1899, come parroco di S. Giorgio Maggiore, un rione cittadino abitato prevalentemente da ceti sociali indigenti. Per migliorare le condizioni divita dei suoi parrocchiani iniziò a diffondere moderni criteri di coltivazione, pubblicando libri sulmetodo Solari (Udine 1897), sulle latterie sociali e sulle associazioni dei lavoratori. Nel 1903 fondò a Udine la prima Cassa di risparmio e prestito dei lavoratori. Operò molto anche nel settore dell’emigrazione: fu cofondatore del Segretariato del popolo (1901), tra i missionari degli emigranti istituì la Società di San Raffaele; più volte egli stesso visitò gli emigranti in Slovenia, Austria e Baviera e istituì per loro uffici specifici. Diede alle stampe tre pubblicazioni sulle problematiche migratorie. Grande fu il suo impegno per l’educazione dei ragazzi abbandonati. Fondò ricreatori maschili e femminili frequentati da centinaia di giovani da tutta la città e una scuola professionale per ragazze, che dopo la sua morte fu intitolata a lui e rimase aperta fino al 1990. Rimase sempre legato alla sua terra e ai confratelli sloveni. Nel 1901 pubblicò l’opuscoloLa Slavia sui problemi economici e sociali delle Valli del Natisone, spronando gli abitanti a modernizzare le attività agricole e a una maggiore cooperazione. Morì a Udine l’11 marzo 1922.

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