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Scuola e Covid, cosa chiedono gli studenti

In vista della campanella di settembre, i ragazzi fanno il punto tra vaccini, distanziamento e mezzi di trasporto

Scuola e Covid, cosa chiedono gli studenti

L’estate porta con sé la leggerezza delle vacanze ma anche molti dubbi agli studenti che non hanno certezze sul rientro a scuola. Il CTS ha pubblicato le regole da seguire per la riapertura a settembre. Norme che, oltre a essere molto simili a quelle degli anni scorsi, lasciano aperti ancora parecchi interrogativi sul futuro della didattica in presenza, che si auspica possa essere al 100%.

Non tutte le strutture hanno, però, lo spazio per permettere agli studenti di mantenere le distanze di sicurezza e per queste situazioni non si è ancora trovata soluzione. Questo problema lo ha avuto Nicola nel suo istituto: “Nel mio Liceo ci sono molti studenti, quindi molti di noi fanno lezione nelle succursali. La mia, in particolare, è una sede molto piccola, ha solo cinque classi e lo spazio comune è angusto, quindi per poter mantenere le distanze hanno dovuto dividere la classe, permettendo solo a metà degli studenti di seguire le lezioni in presenza”.

“Inutile dire come questo abbia fortemente inciso sui rapporti interpersonali e, alla fine dell’anno, sembrava quasi che ci fossero due classi diverse a seguire le stesse lezioni. Mi piacerebbe che per l’anno prossimo la scuola si organizzasse per impiegare spazi più adeguati al nuovo tipo d’insegnamento al quale ci siamo dovuti adattare”.

Un altro tema che divide gli italiani in questo momento sono le vaccinazioni. Nonostante siano indicate dal CTS come fondamentali per la ripresa di tutte le attività, non solo quelle didattiche, molti cittadini non sono convinti della loro sicurezza. In tanti, anche tra i più giovani, stanno aderendo alla campagna vaccinale, in diversi casi per non privarsi dei servizi che dal 6 agosto saranno vietati a chi non è munito di Green Pass.

Ma gli studenti cosa ne pensano? “Io ritengo che questa storia del certificato verde sia una buffonata” ci racconta Luigi. “Se il governo vuole rendere obbligatorio il vaccino deve farlo chiaramente e assumendosene le responsabilità, senza imporre limitazioni della libertà a chi decide, in quanto suo diritto, di non sottoporvisi. In caso contrario, la responsabilità deve ricadere sui cittadini, che in quanto soggetti capaci d’intendere e di volere decideranno autonomamente se vaccinarsi oppure no, senza il bisogno di documenti per poter accedere ai servizi pubblici. Io personalmente non mi sono ancora vaccinato ma penso che sarò costretto a fare richiesta a breve: non voglio privarmi della palestra o di una cena al ristorante con la mia ragazza. Per le scuole il discorso è lo stesso, anche se, per ora, si pensa di renderlo obbligatorio solo per il personale, quindi non mi riguarda”.

Un'altra problematica esterna agli ambienti scolastici ma strettamente collegata è quella dell’affollamento dei mezzi pubblici. Ci racconta la sua esperienza a riguardo Andrea, uno studente delle superiori: “Vivo in un piccolo paese di montagna, lontano dalla scuola che frequento e, ogni mattina, devo svegliarmi presto per farmi un viaggio di un’ora e mezza fino a Udine. Come puoi immaginare” continua “essendo una tratta così lunga le fermate sono molte e più volte mi è capitato di trovarmi in una corriera sovraffollata, gente in piedi, seduta sugli scalini a un palmo di naso gli uni dagli altri. A quel punto gli autisti non sapevano come comportarsi: certe volte facevano finta di non vedere e lasciavano che il numero di passeggeri superasse quello consentito, altre, quando la situazione diventava insostenibile, erano costretti a non far salire le persone o addirittura a farle scendere. Il vero problema è che non c’erano altre corriere. La mia speranza è che quest’anno aumentino il numero dei mezzi o che risolvano il problema in altro modo perché spostarsi così ogni giorno non è affatto sicuro”. Non è certo una novità: che ci si trovi in città dentro un autobus o in paese su una corriera lo spazio è poco e la gente è molta.

Forse, però, è stata la didattica a distanza a essere il vero problema per gli studenti. “Gli ultimi due anni sono stati molto complicati” racconta Giulia. “Da quando abbiamo cominciato con la dad ho avuto sempre più difficoltà a concentrarmi e prestare attenzione durante le lezioni e i miei voti sono peggiorati. Questo non ha certo migliorato il mio umore né quello dei miei genitori, che in questo momento hanno già molti problemi a cui pensare. Soffrivo già prima di attacchi d’ansia ma questa situazione non ha fatto altro che renderli più frequenti, probabilmente perché le amicizie che si erano create tra i banchi di scuola si sono indebolite. Ho paura che il prossimo anno manterremo le restrizioni che sappiamo già a memoria se la gente non decide di vaccinarsi, spero solo che venga eliminata la dad perché così non riesco ad andare avanti. Vorrei solo poter tornare alla normalità, quando tutto era più semplice”.

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